sabato 7 marzo 2020

Proviamo a "videosalutarci"...registrarsi su Zoom

Ciao a tutti ragazzi, purtroppo si continua a navigare a vista e ancora non è certa la data del rientro. Anche per questo, vi propongo di provare a "trovarci" virtualmente su una piattaforma.
Prima delle istruzioni per accedere, alcune precisazioni.

1 - Non si tratterà (per adesso) di una lezione, è solo una prova per capire quali difficoltà incontriamo, ma soprattutto per salutarci dopo tanto tempo. Ovviamente non c'è nessun obbligo.
2 - Per adesso le videochat potranno avere una durata massimo di 40 minuti. Io e la prof. Fabbro abbiamo stabilito le seguenti date: 

LUNEDI' 9         dalle ore 14 la classe 3A (Zamò)
                            dalle ore 15 la classe 2A (Zamò)

MARTEDI' 10    dalle ore 15 la classe 3B (Fabbro)
                            dalle ore 16 la classe 2B (Fabbro)

Non importa se avete impegni, proveremo con chi è disponibile. 

3 - Per adesso riguarda queste classi, ma non è detto che non possa espandersi alle altre, quindi chiunque può provare a registrarsi
4 - E' una nostra iniziativa personale
5 - Chiedo ai genitori un piccolo aiuto, almeno in fase di creazione dell'account, visto che serve una mail

Le indicazioni su come accedere alla video chat nei giorni prestabiliti saranno date in un altro post (servirà un codice e una password). Qui mi limito a dare le indicazioni per registrarsi e provare a vedere se funziona sul proprio pc.

COME REGISTRARSI SU ZOOM

1 - Digitate zoom su Google e cliccate sul sito che vedete qui sotto: zoom.us (attenzione, sempre meglio non cliccare sui siti preceduti dalla parola "annuncio")


2 - Una volta nel sito, in alto a destra trovate un bottone blu con la scritta SIGN UP, IT'S FREE. Cliccate

3 - Inserite la mail con cui volete registrarvi. Vi sarà inviata una mail per attivare l'account. Cliccate ACTIVATE ACCOUNT nella mail che avete ricevuto

4 - Sarete reindirizzati al sito Zoom.us dove vi chiederanno di inserire Nome e Cognome (mettete i vostri dati veri così nella chat sarete facilmente riconoscibili). Poi vi si chiede di creare la vostra Password. Fatelo e andate avanti.

5 - Vi si aprirà una schermata come questa: confermate di non essere un robot (a meno che voi non lo siate) e cliccate pure su Skip this step




6 - Nella schermata successiva (quella qui sotto) cliccate su Go to my account e la registrazione è finita


7 - A questo punto, dovrebbe aprirsi una pagina come questa (se siete in un'altra pagina vi basta cliccare in altro a destra su My account). 



8 - Fate una prima prova per scaricare il piccolo programma e vedere se la webcam funziona. Per fare tutto ciò, cliccate in alto a destra su "host a meeting" e selezionate "with video on" come nell'immagine qui sopra.

9 - Ora vi sarà chiesto di scaricare una piccola "applicazione", accettate e avviatela cliccando sotto la freccia arancione




L'applicazione dovrebbe installarsi 



A questo punto, se non vedete la vostra faccia ma una schermata come quella qui sotto, dovete cliccare in basso a sinistra sulla videocamera per attivare la webcam, dov'è scritto Start Video. 



10 - Se tutto va bene, vedrete la vostra faccia (presumo migliore di questa). Non preoccupatevi se non sentite la vostra voce.
Nessun cane è stato maltrattato durante le riprese
Ciò detto, il vostro prof. (novello Aranzulla...) vi saluta. Per qualsiasi chiarimento usate i commenti o la mia mail o le mamme con Whatsapp... A domani, per il post con le altre indicazioni.

P.S. esisteranno soluzioni più semplici (di certo) ma intanto proviamo questa! Se poi dall'alto arriveranno altre indicazioni, potremo sempre usare Zoom per salutarci...temo che ne avremo bisogno a lungo.

venerdì 6 marzo 2020

Testo libero - Elena Fabbro

(Ricordo a tutti che le regole del testo libero si trovano qui.)


Mi piace un sacco questo blog.
È un’espressione che lascio così, senza cedere alla tentazione di trasformarla in qualcosa di più adeguato alla mia età che non è quella degli adolescenti con cui amo svolgere il mio lavoro.
Il prof. Zamò si è trasformato in Tommaso Zamò, per esprimere un suo pensiero; lo ha dichiarato, credo sull’onda della sua ferma convinzione che lo porta spesso a ripetere ai ragazzi (e l’audio è anche in questo blog) di pensare con la propria testa.
Tommaso Zamò ha espresso un pensiero articolato, argomentato, supportato anche da citazioni colte (che potrebbero stimolare la curiosità di qualche adulto nel riscoprire autori e opere…).
Ciò che ho letto mi ha fatto pensare. Mi ha fatto riflettere sull’isteria che è dilagata grazie anche a quei messaggi fatti di pochi caratteri e troppa velocità. Mi ha fatto pensare a quanto importante possa essere consegnare ad uno spazio adeguato i propri pensieri, per dar loro la dignità di ciò che sono: espressione di una mente e di un cuore.
Si è perso il senso di rispetto della comunità; si cerca di contagiare con un senso di responsabilità.
I famosi adagi dipingono gli italiani come persone che, individuata una regola, trovano il modo per aggirarla. Ciò che viene chiesto oggi a coloro che non sono (forse?) interessati dal virus sono regole semplici che possono salvare delle vite. Se faccio parte della categoria di coloro che potrebbero avere le forze immunitarie per far fronte all’infezione, è vero anche che posso fare molto per limitare la diffusione. Lavarsi le mani, “gestire” starnuti e colpi di tosse, mantenere una distanza dalle persone non sono poi norme così complicate… ma possono evitare alle cosiddette “categorie deboli” i danni peggiori.
Ora sentiamo che i morti avevano più di 80 anni, erano cardiopatici, avevano altre patologie preesistenti…
Nel pensiero un po’ troppo (a mio parere) diffuso sono persone non più così utili… ma a dire il vero a me fanno pensare ai nonni. Anche ai miei nonni. Quei quattro personaggi che mi hanno insegnato con calma e pazienza tanto di ciò che sono oggi. Di sicuro mi hanno insegnato il senso di comunità, quell’attenzione e cura che parte dalla propria casa (nonna Adele diceva sempre “Io o soi contente se o vioôt che si volês ben: e voleva dire proprio che apprezzava la cura, le attenzioni vicendevoli; nonna Liliana mi raccontava vita, morte e miracoli di tutti i paesani: la mia comunità la conosco davvero – nomi, cognomi e gesta - da quando sono nata; nonno Francesco con il suo mitico Garelli raggiungeva i suoi amici, dopo la Messa per parlare tra uomini; nonno Melchiorre riversava l’importanza del suo nome nell’essere sempre presente quando c’era da aiutare, meglio se con belle squadre di compari).
In questi giorni ho camminato – da sola – nel silenzio dei campi. Quando mi sono addentrata nelle vie del paese ho incontrato – cosa che mi fa sempre piacere – gli anziani che conosco da sempre. Distanza di sicurezza sì, ma tanta voglia di scambiare quattro chiacchiere, al mattino presto. E, subito, da parte loro, quasi a giustificare la loro presenza nei pressi della macelleria o del panificio, la rassicurazione di “esco per poco tempo solo adesso, poi torno di corsa a casa, perché alla televisione l’hanno detto, di stare a casa”.
Ho provato tanta tenerezza, per il fatto di vederli così consapevoli di quella che è diventata un’etichetta (sono persone a rischio…), ma allo stesso tempo ammirazione, per la capacità – in una evidente difficoltà – di rispettare delle regole, quelle che li mettono al riparo, ma anche, come mi ha detti Angjeline (che poi si chiama Maria, in realtà…i misteri della comunità…) per non rischiare di contagiare i picjui.
Ecco. Forse la maggior parte si crede in grado di valutare autonomamente la necessità o meno di seguire certi comportamenti. Quelli che “escludiamo” sono invece ancora a dimostrarci che si può, si deve pensare anche a chi si ha vicino. Senza cadere nell’isteria del voler sapere chi ha la febbre, la tosse, il raffreddore con il solo scopo di modificare i comportamenti… evidentemente quando potrebbe essere tardi…
Non mi sento impaurita da questo virus. Temo davvero le reazioni delle persone che, ostinandosi a pensare con la propria testa, lo fanno senza aprirla alle opinioni (anzi, alle indicazioni) di VERI esperti. Temo gli effetti dei comportamenti di coloro che “sanno tutto” e mettono in discussione sempre e comunque qualsiasi cosa.
Credo che sia importante provare a partire da un gran bel respiro. Provare a fidarsi. Provare a regalarsi il tempo di riflettere.
Provare anche a scrivere i propri pensieri.
Io l’ho fatto in questo piccolo grande blog che, per gli spunti che regala, divertenti o impegnativi, mi piace un sacco!
Prof. Zamò, mi perdoni, ma stavolta non ho fatto la scaletta…
Elena

P.S. Ho letto il post del prof. Zamò (anzi, di Tommaso Zamò). Ho scritto di getto (e si capisce…). Guardo il blog e… una nonna è intervenuta. 
Quindi ho inviato i miei pensieri



Chi "se ne frega" del virus e gli umanisti di Camus

Qui non ci sono compiti, non v'è nulla di scolastico, a scrivere non è il prof., a scrivere è Tommaso Zamò. Vorrei per una volta usare questo blog per esprimere un pensiero rispetto a quello che stiamo vivendo. Uno solo. Anche se poi so che mi farò trascinare. 

Di fronte all'improvvisa tempesta, tutti noi siamo stati investiti da una tumultuosa varietà di emozioni, in un rapido susseguirsi che sembra ora trovare una qualche forma di stabilità. Per questo voglio scrivere adesso, perchè c'è un atteggiamento diventato stabile, fra i molti, contro il quale vorrei schierarmi: è l'atteggiamento che in fondo accomuna chi sminuisce, chi rifiuta di accettare e chi proclama l'inesistenza del problema. Se nelle prime giornate, in mezzo al caos, qualcuno ha preso questa posizione (per poi cambiarla), non si rattristi. Come dicevo, tutti siamo passati in pochi giorni o in poche ore dall'indifferenza alla paura e viceversa, dalla protesta all'accettazione e viceversa, dall'angoscia al menefreghismo e viceversa: ognuno protegge la sua stabilità mentale come meglio crede e può. Io stesso ho passato il mese di gennaio nel vortice delle notizie cinesi in un'angoscia crescente che, forse per la lunga durata, ormai mi ha abbandonato. Io stesso ho cercato invano notizie rassicuranti più volte al giorno. Ma ora è qui, e nelle posizioni di chi lo nega o lo sminuisce non c'è niente di nuovo o di originale.

"I flagelli, invero, sono una cosa comune, ma si crede difficilmente ai flagelli quando ti piombano sulla testa. Nel mondo ci sono state, in egual numero, pestilenze e guerre; e tuttavia pestilenze e guerre colgono gli uomini sempre impreparati. [...] I nostri concittadini al riguardo, erano come tutti quanti, pensavano a se stessi. In altre parole erano degli umanisti: non credevano ai flagelli. Il flagello non è commisurato all'uomo, ci si dice quindi che il flagello è irreale, è un brutto sogno che passerà. Ma non passa sempre, e di cattivo sogno in cattivo sogno, sono gli uomini che passano e gli umanisti in primo luogo, in quanto non hanno preso le loro precauzioni."  La peste, Albert Camus

Gli umanisti di oggi, per fortuna, non sono tutti in grave pericolo, perchè non abbiamo a che fare con la peste e tanto meno col morbo che ci ucciderà tutti. D'altra parte è una reazione che capisco, come capisco quelli che si appellano al fatalismo; mi spingo fino all'estremo di cercare di capire anche coloro i quali si appellano a una sorta di darwinismo d'accatto (sorvolo, invece, per gentilezza, i vari complottismi).
Capisco, ma giunti a questo punto - qui il motivo di quanto sto scrivendo - non posso giustificare ne' accettare.
Perchè oltre alla propria stabilità mentale - garantita a volte da questi meccanismi di difesa - , ce n'è un'altra ben più importante, questa è la chiave del discorso: quella della nostra società, o meglio della nostra comunità. La comunità...questa parola che, a differenza della parola patria, sembra non scaldare più i cuori a nessuno, dovrebbe invece essere il centro delle nostre riflessioni. Proprio noi italiani, che viviamo nelle piazze e veniamo da quei comuni medievali che si opposero ai poteri universali di papato e impero, dovremmo tenere cara questa parola (e lo scrive uno che ha come massima divinità la Solitudine). La parola comunità, al netto di ogni retorica, a differenza della patria, che pretende - anche etimologicamente - di includere soltanto chi appartiene ad una sorta di misteriosa famiglia genetica e così facendo, sostanzialmente, esclude, a differenza della patria, dicevo, la comunità impone di includere tutti quelli con cui semplicemente siamo. E nell'attimo in cui include, apre l'orizzonte ad un altro termine fondamentale: responsabilità.
Tutte le categorie sopra citate, ovvero l'infinita schiera degli umanisti descritti da Camus,  alcuni fra i fatalisti, quelli del darwinismo sociale, i complottisti e soprattutto, ovviamente, i menefreghisti, sono proprio accomunati, in questa fase, dalla mancanza di responsabilità. Non indago le cause di ogni posizione, capisco che possano essere diverse, ma non sono le motivazioni che mi interessano ma le conseguenze. 
E le conseguenze sono dei comportamenti che non tengono conto dell'emergenza, che sottovalutano le poche e nuove regole che possono permettere di diluire, forse ormai nemmeno più arrestare, il contagio. Perchè "tanto è poco più che un'influenza", o "bisogna pur vivere", o "siete soltanto degli allarmisti", o anche "è letale solo per gli anziani". Se non parlassimo di morte, saremmo nel campo del ridicolo, ma è anche vero che il confine fra tragedia e farsa è così sottile che si può vivere con un piede da una parte e uno dall'altra, e in questo gli italiani eccellono perchè da noi la situazione, diceva Flaiano, è sempre grave ma non è seria. 
Avevo detto un pensiero solo: arriviamo alla fine. Le conseguenze di quegli atteggiamenti, pur vari, nella nostra attuale condizione si possono riassumere in questa sentenza: degli altri, ce ne freghiamo. E se gli altri oggi sono gli anziani, tanto peggio per loro, basta che siano altri da me. Ed eccoci qua, il virus dal quale ci crediamo immuni, perchè giovani e forti, perchè tanto non capita a noi, perchè è tutta una balla, ha già svelato le moribonde condizioni in cui versa la cosa più importante che abbiamo: quella comunità che impone la responsabilità.
Diranno che sono un allarmista, un buonista, che diffondo il panico, che ho paura (come se aver paura fosse una colpa), ma non avranno capito il punto. Non pretendo che il mondo si metta in quarantena e si annulli la vita sociale, sarebbe bene però che tutti adottassero un po' di cautela e prendessero sul serio la situazione. Poi, mi limito a dire questo. Se è vero che "solo nell'avventura alcuni arrivano a conoscersi" (André Gide), si vedrà bene che solo nell'estremo possiamo conoscere chi ci sta accanto: allora questo è il momento di aprire gli occhi.
La nostra civiltà non finirà per il coronavirus, non moriremo tutti. Passerà, come ogni cosa. Forse dovremo abituarci. Forse ancora un anno, ma alla fine passerà. Non ho invece grandi speranze sul fatto che quelli che ora se ne fregano, passata la tempesta, non troveranno altri dei quali fregarsene, magari più lontani e più diversi, magari quelli le cui notizie in questi giorni sono scivolate in fondo ai telegiornali; e contestualmente, di certo, li torneremo a sentire parlare dei poveri anziani italiani...
Speriamo che in qualche modo abbia ragione Camus quando fa dire al suo dottor Rieux che "...non ci sono fatti, a ben considerare ogni cosa, privi d'un lato buono...", intanto io temo che anche stavolta non impareremo nulla.




giovedì 5 marzo 2020

Scrivi un tema - 2A prof. ZAMO'

Ciao 2A! Vista la situazione ho deciso di darvi un tema da fare. Avete tempo e molte tracce fra cui scegliere. Fatelo con cura, non vi darò molto altro. Usate la mia mail proftizeta@gmail.com per chiedermi  qualsiasi cosa oppure i commenti sul blog. A presto. Ascoltate le indicazioni!! Il tema sarà valutato (non fate i furbi perchè vi conosco e so come scrivete...)


1 - Ormai sei a casa da circa 10 giorni…e te ne aspettano ancora altri 10. Ognuno la sta vivendo a modo suo. Qualcuno all’inizio ha provato un po’ di paura e adesso non vorrebbe più tornare a scuola, altri sono stati entusiasti dal primo momento ma forse un filo di nostalgia per qualche amico di scuola si sta insinuando nella loro mente…Qualcuno si starà annoiando a morte, altri la vivranno come una benedizione. Racconta com’è cambiata la tua vita in questo periodo. Le paure, gli entusiasmi, le noie, le nostalgie. Non tralasciare nulla. Ricorda che, come ho detto in classe, si scrive bene quando si scrive la (propria) verità.


2 - Inventa un breve racconto d'avventura seguendo questo schema:
● tempo: XVIII sec. (Rivoluzione industriale)
● luogo: Manchester
● protagonista: un bambino giunto dalla campagna finisce a lavorare in città…


3 - Un amico/a lontano/a ti scrive una mail e ti chiede aiuto: “…io non so, a volte penso di essere strano/a io, sento parlare di amore, amore, amore, e faccio finta di capire…tutti sanno cos’è l’amore, è ovvio! ma se mi fermo un attimo a pensarci io non so cosa sia questa cosa che chiamano innamorarsi: ho paura di non averla mai provata. Sì, qualcuno mi piaceva, come si dice, e pensavo che l’amore fosse quello, ma poi sento parlare altri dei loro innamoramenti e mi pare di non capirci niente…da quello che dicono sembra quasi una malattia, sembrano matti, prima dicono che stanno benissimo e sono su di giri, poi il giorno dopo stanno malissimo…insomma, io non ho mai provato una cosa del genere. Devi aiutarmi a capire, devi spiegarmi cos’è l’amore, o meglio cosa si prova e cosa si fa quando ci si innamora, a te è capitato, vero?” Rispondi.


4 - La scuola è noiosa, va cambiata…ma come? Descrivi la tua scuola ideale: orari, materie, professori, aule, modi di far lezione, compiti, valutazioni, obiettivi. Puoi usare la fantasia e l’ironia, ma cerca di descrivere il tutto in maniera accurata, giustificando le tue scelte.


5 - Ma chi è veramente il/la mio/a “migliore” amico/a? Descrivilo/a cercando di capire, e di far capire a chi legge, che persona è. Parla dei suoi pregi, dei difetti, di ciò che ti piace e di ciò che ti dà fastidio, del suo carattere, del suo aspetto fisico, e prova a spiegare perché siete così amici. Ovviamente, non dimenticare di raccontare alcuni episodi importanti per la vostra relazione (come vi siete conosciuti, quella volta che avete litigato, ecc.)
Lo so che abbiamo già fatto una cosa simile in classe…ma perché non riprovarci?


6 - Scrivi una lettera personale ad un amico che hai conosciuto in vacanza e vive a Roma. Lui ti ha scritto descrivendoti il luogo in cui abita, raccontandoti come passa abitualmente il suo tempo libero e quali sono i vantaggi di vivere in una grande città. La sua lettera si chiude così “…ecco, questo è tutto, in fondo Roma non è così male…Tu mi hai detto che abitavi in un paese piccolo, “in campagna” come diremmo noi, ma a dirti il vero non so quasi niente del posto in cui vivi. Sarò sincero: se è veramente un luogo sperduto, non so come fai a starci…ma cosa fai tutto il giorno? Io andrei in paranoia dopo due minuti…sarà anche l’abitudine, ma veramente non riesco ad immaginarmi senza i miei negozi, la piazzetta, il cinema, i bar e tutto il resto sotto casa…vabbè, forse mi sbaglio, ma non credo proprio…scusa ma adesso devo veramente andare, chiudo qua, fammi sapere. Ciao”

- Il suo tono ti ha un po’ infastidito, sembra quasi arrogante, adesso gli rispondi facendogli capire che si sbaglia, che anche qua si vive bene, anzi, forse meglio che a Roma….

- Il suo tono e la sua lettera ti hanno un po’ intristito perché in fondo pensi che abbia proprio ragione, gli rispondi spiegando dove abiti e perché non ci vorresti stare….

...non fate come lui...

Scrivi un tema - 3A prof. ZAMO'

Ciao 3A! Vista la situazione ho deciso di darvi un tema da fare. Avete tempo e molte tracce fra cui scegliere. Fatelo con cura, non vi darò molto altro. Usate la mia mail proftizeta@gmail.com per 
chiedermi  qualsiasi cosa oppure i commenti sul blog. A presto. Ascoltate le indicazioni!! Il tema sarà valutato (non fate i furbi perchè vi conosco e so come scrivete...)



1 - Hai mai pensato che ti piacerebbe scrivere a uno scrittore o a uno youtuber? Magari perché ti è piaciuto un suo libro o un suo video, o per criticarlo, o perché ti piacerebbe diventare suo amico, o per raccontargli qualcosa di te e della tua vita, o ancora per chiedergli un consiglio, o perché qualcosa ti incuriosisce e vorresti una risposta proprio da lui o da lei…Scrivigli!


2 - Il rapporto fra figli e genitori non è mai facile e scontato. Stai vivendo un’età nella quale si comincia ad allontanarsi, perché c’è il bisogno di crescere. Ma quando ci si allontana dalle persone alle quali in fondo si vorrà sempre bene, si rischia di non riuscire più a dire tutto quello che davvero proviamo.
Scrivi una lettera a uno dei tuoi genitori o a entrambe.


3 - Ormai sei a casa da circa 10 giorni…e te ne aspettano ancora altri 10. Ognuno la sta vivendo a modo suo. Qualcuno all’inizio ha provato un po’ di paura e adesso non vorrebbe più tornare a scuola, altri sono stati entusiasti dal primo momento, ma forse un filo di nostalgia per qualche amico di scuola si sta insinuando nella loro mente…Qualcuno si starà annoiando a morte, altri la vivranno come una benedizione. Racconta com’è cambiata la tua vita in questo periodo. Le paure, gli entusiasmi, le noie, le nostalgie. Non tralasciare nulla. Ricorda che, come ho detto in classe, si scrive bene quando si scrive la (propria) verità.


4 - Secondo te gli esseri umani cosa dovrebbero “cercare” nella propria vita? Il successo, la libertà, la fama, la serenità…? E tu cosa cercherai o cosa stai cercando? Quali sono le tue speranze per il futuro? Parla di te, dei tuoi valori, del tuo giudizio sul mondo che ti circonda e sui modelli che ti propone, di come immagini la tua vita in futuro (scuola, lavoro, amicizie, stile di vita).


5 - Un amico/a lontano/a ti scrive una mail e ti chiede aiuto: “…io non so, a volte penso di essere strano/a io, sento parlare di amore, amore, amore, e faccio finta di capire…tutti sanno cos’è l’amore, è ovvio! ma se mi fermo un attimo a pensarci io non so cosa sia questa cosa che chiamano innamorarsi: ho paura di non averla mai provata. Sì, qualcuno mi piaceva, come si dice, e pensavo che l’amore fosse quello, ma poi sento parlare altri dei loro innamoramenti e mi pare di non capirci niente…da quello che dicono sembra quasi una malattia, sembrano matti, prima dicono che stanno benissimo e sono su di giri, poi il giorno dopo stanno malissimo…insomma, io non ho mai provato una cosa del genere. Devi aiutarmi a capire, devi spiegarmi cos’è l’amore, o meglio cosa si prova e cosa si fa quando ci si innamora, a te è capitato, vero?” Rispondi.


6 - Inventa un breve racconto ambientato in Italia fra il 1918 e il 1938. Scegli tu gli anni precisi in cui far muovere i tuoi personaggi e cerca di legare le vicende a qualche evento storico studiato in classe.



...non fate come loro...

mercoledì 19 febbraio 2020

Bianca a Forni 2020 - n.3

Ore 07.02: toc toc. Stavolta almeno ero già sveglio, ma non da molto. Apro: "cosa c'è?" Risposta "Possiamo andare in un'altra camera che c'è una festa?" Ho un attimo di sconcerto ma non sono perfettamente sveglio e cedo, anche sul versante lessicale: "Sì, ma fate silenzissimo". Giuro che non lo dirò mai più. E vai col terzo giorno, brumoso e caldiccio, come da copione "global warming". Guardate che orrore



Ma sia quel che sia, scarponi in mano e ci tocca di andare...


Ieri vi avevo promesso l'orrida casetta degli sci ed eccola qua...nel mezzo del cammin di nostra gita mi ritrovai in una casetta oscura, che la racchetta mia era smarrita...




Ma devo essere onesto, la precisione di Lauretta nel disporre gli sci (nel video) mi ha fregato...io mi aspettavo di trovarla come due anni fa (foto). Consegnamo tutto a tutti e non mi perdo una scena che vede sempre Lauretta protagonista nelle vesti di sherpa tibetano


Si notano infatti i primi segni di cedimento fisico (a dire il vero, meno del previsto) e qualcuno decide di fermarsi dopo la prima ora. Si aggira intanto per le piste un addetto di promoturismo per le operazioni chirurgiche in loco. 

     

Comunque, le sky skills dei nostri aumentano a vista d'occhio e i video stanno a testimoniarlo. Prima la lezione e poi lo sci libero fino alle 11.30 circa.



Tornati in albergo, il blogger (poco fashion) che fa tanto il simpatico, comincia ad accusare un malessere generale...cerca di resistere e mangia ma alla fine molla l'osso e non partecipa alle attività pomeridiane. Ore 15.30: vi scrivo da un albergo mai così silenzioso, e per fortuna mi sento un po' meglio. Nel frattempo, un gruppo sta facendo il photo trekking e l'altro il tiro con l'arco...


Magari oggi l'acqua è sotto zero...
Già ieri circolavano voci sulla presenza di qualche vip a Forni...per quello vi avevo promesso le guest stars. Finalmente sono riuscito ad ottenere una foto inequivocabile: i fratelli Messner, figli del famoso Reinhold erano proprio qua!!

Rudolf Messner e Otto Messner, figli del famoso alpinista
Sono ormai quasi le 16. I gruppi stanno per tornare. Ci aspetta ancora la piscina alle 17.30 e  stasera la premiazione del vincitore del photo trekking. Io mi fermo qua, perdonatemi. A meno di clamorosi risvolti questo è l'ultimo post da Forni. Domani si torna a casa. Lasciamo qualcosa all'immaginazione e ai racconti orali. Grazie a tutti per i commenti, fanno davvero piacere. Un ultimo speciale saluto a chi è rimasto a casa: siete giovanissimi, avrete mille occasioni!

e grazie.

P.S. un giornalista locale mi ha fatto notare l'impressionante somiglianza fra i fratelli Messner e i clochard incontrati in palestra alcuni anni fa (mah...)  Se siete curiosi, cliccate qui e scorrete il post fino all'ultima foto

martedì 18 febbraio 2020

Bianca a Forni 2020 - n. 2 (Pomeriggio e sera)

Ore 14.30 e si parte con Pierino per il photo trekking, un mix fra un trekking simil-avventuroso e una gara fotografica
Gli obiettivi della gara fotografica

Risaliamo il Tagliamento

L'escursione è ricca di aneddoti come il seguente: perchè gli scoiattoli non mangiano le punte delle pigne? Semplice, perchè lassù non c'è alcun seme/pinolo, quindi è inutile perdere tempo  
Giunti sul greto misuriamo la temperatura dell'acqua: circa 5.5. Tutti avevano pensato fosse più fredda (qualcuno si è sbilanciato proponendo addirittura misure negative....)


Nel frattempo si sprecano le sperimentazioni artistiche

e i passaggi impervi...


...frammisti a lezioni sugli escrementi animali.


Proseguendo poi in lande sempre più desolate...


...ci imbattiamo in alcune  inaspettate forme di land-art, forse ultimi resti di antiche popolazioni di turisti


e proviamo ad imitarle, riuscendo nell'intento di dare al nostro volto un espressione particolarmente truce.



Sono ormai le 16 ma non è finita: il sogno della propria stanza passa ancora per percorsi intricati...


...che ci conducono all'ultimo gioco: raccogliere tutti gli elementi naturali richiesti e saperli riconoscere




Finalmente sacchetti dal contenuto decisamente più piacevole...
Dopo un percorso del genere il nostro amore per la natura è diventato incontenibile


ma quello per l'hotel non è da meno...quindi si torna in stanza, sotto gli occhi di una statua lignea che sembra quasi compatire (ma con un ghigno) la nostra situazione



Dopo una meritata pausa e una lauta cena alle ore 21 il plotone riparte indomito verso l'atteso e famigerato Snowpark


Breve lezione sulla sicurezza 


Tutti in fila


E si parte!


Devo dire che rispetto agli anni scorsi si notava un'esagerata dose di prudenza, al punto che - strano a dirsi - avreste potuto sentire i prof urlare "non frenare!!"... Capisco che possa sembrare incoscienza professionale, ma in realtà c'era la consapevolezza che fermarsi a metà pista potesse essere molto più pericoloso che finire come triglie nella rete che segnava la fine del percorso (cosa che, fra l'altro, avrebbe migliorato la qualità dello spettacolo).


Insomma, niente da fare, alla fine i prof si sono dovuti accontentare di questo (si tratta soltanto di una misera rete a bordo pista)

Difficilmente questi pochi kg risolveranno il problema del fermo pesca in Alto Adriatico
Ore 23.33: tutto tace, saranno ben stanchi, no? Ci vediamo domani per l'ultimo post della gita (con inattese guest stars!!). Ancora grazie a chi ha commentato




Bianca a Forni 2020 - n. 2 (Mattina)

Ore 06.20: toc toc. Un alunno/a che ancora non sa che la sua media scolastica subirà inevitabili ripercussioni, mi sveglia..per qualcosa che non era esattamente un'emergenza: benvenuta seconda giornata a Forni. 
A conferma della situazione "particolare", mentre scendo incrocio strani figuri nei corridoi


A colazione continuano le stranezze e possiamo assistere ad una fila ordinata e silenziosa per il buffet. In qualche modo anche oggi raggiungiamo le fangose piste che ieri vi avevamo promesso. Il sole, però, rende il paesaggio molto più apprezzabile e avrei potuto quasi imbrogliarvi con foto tagliate ad arte come questa...

Foto di propagando della Pro Loco Forni
Ma il blog ancora una volta si attiene alla dura (e stavolta solo metaforicamente) realtà...
Foto degli attivisti "Anti pro loco"
Ma in ogni storia esiste sempre una versione equilibrata dei fatti, che oggi potrebbe essere questa


Il gruppo ormai rodato, alle 09, scansato l'ostacolo dell'orrenda casetta degli sci (protagonista del post di domani) si fionda sulle piste con i maestri



Nel frattempo il prof, che ieri aveva ammirato il maestoso cannone TR8 (come dimenticarlo?), quest'oggi scopre in una remota locanda un cartello, recante un divieto che comunque non aveva alcuna intenzione di infrangere


E mentre la classe operaia degli sci si barcamena fra la neve artificiale e antiche scritte che sembrano ironizzare sulla sua situazione...


...l'alta borghesia del Varmost (ribattezzato Warmost) pare divertirsi senza affanno al di sopra dei comuni mortali



Ore 12.30: il pranzo è tranquillo e ci siamo pure tutti. Un'ora di pausa e poi si ricomincia...
Stavo per pubblicare ma qui bussano per ogni inezia...eccovi la questione della ciabatta, come al solito magistralmente risolta.
 A stasera (o notte? o mattina se riuscite a resistere...).




lunedì 17 febbraio 2020

Bianca a Forni 2020 - n.1

E sia. Un'altra gita. Tralasciamo i momenti dei saluti, e i genitori più o meno addolorati (o entusiasti) e partiamo. Pare tutto tranquillo, in corriera partono addirittura dei canti che inneggiano a varie forze dell'ordine. Questo sul "pompiere"...



Ma era solo il preludio a quanto ci aspettava. Fra giorni verdi e bianchi credo sia la settima volta che mi reco a Forni e mai ho assistito a un tale numero di rigurgiti... Volevo evitare di parlarne, ma alla fine la cruda realtà si è imposta al dovere di cronaca. Alle prime curve inizia lo show, e si parte nelle retrovie. Poi si passa ai primi posti, più prevedibile certo, ma non per questo meno disastroso. Non crediate che i prof abbiano assistito cinicamente a quanto stava accadendo: si sono sprecate quantità di fazzoletti e salviette e parole e gesti di rinforzo psicologico (certo, tutto a cose fatte). Insomma, i poveri protagonisti sono stati accuditi e ho visto prof aggirarsi dubbiosi per la corriera con sacchetti della spesa il cui contenuto lascio immaginare ai lettori.


Ma vabbè, anche questo è gita, inutile storcere il naso: il nostro trasloco a Forni non potrà certo fermarsi di fronte a un viaggio "ributtante". A guardare le valigie, infatti, il nostro soggiorno (avverto i genitori e la mia famiglia) potrebbe protrarsi a piacere.




E insomma, le piste le raggiungiamo, ma le foto della triste condizione nevosa le lascio a domani. Quindi, dopo aver tranquillamente distribuito 54 paia di scarponi, caschi e racchette, in mezzo ad un'altra comitiva di Campoformido che "aveva il tuo stesso identico umore, ma la divisa di un altro colore" (cit.), riusciamo miracolosamente a schierare i plotoni.

I miei momenti preferiti


Le classiche lamentele su scarponi, freddo, guanti persi, non ce la faccio, è l'unico sport che non mi piace ecc. non hanno potuto niente contro la necessità di produrre industrialmente giovani sciatori, come testimonia il video 



Ma alla fine, a riprova che dobbiamo insistere e buttarli nella mischia (metaforicamente, ma anche no), dopo due ore di sci, per molti le prime della vita, tutto appare migliore.


Nel frattempo, il prof è libero di ammirare l'ultimo acquisto dell'Ic Pavia (per chi aveva dubbi sull'uso dei fondi raccolti col mercatino natalizio): ecco a voi il TR8, un maneggevole cannone, ultimo modello, col quale saranno rispediti a casa gli alunni indisciplinati.

Ore 17.50. Siamo in hotel da un'oretta. L'atmosfera è tranquilla. Ci aspetta la cena e una lunga serata. Stanotte vi aggiornerò.

Eccoci qua: 23.50. Quando scrivevo "stanotte" non intendevo così tardi...quindi perdonate la velocità della cronaca. Prima di cena c'è stata la lezione sulla sicurezza sugli sci e il salvataggio in caso di valanghe (che non è propriamente un rischio attuale sulle piste da noi frequentate ma comunque è utile)

Dopo cena il mio gruppo si è fatto portare da Laura e Pierino in giro per Forni, con messaggi da decifrare e storie fornesi fra il leggendario e il naturalistico

Il tutto inizia alla luce di addobbi fuori tempo massimo


Antichi riti pagani. O lezioni sugli ungulati?
Ad ogni indicazione, i nostri si fiondavano nella notte carnica, a volte senza sapere bene dove e perchè, giusto per l'innegabile piacere di una corsa notturna...




Ore 00.02: siamo già al giorno 2. I corridoi paiono silenziosi. A domani, per le fangose piste e altre imprevedibili avventure. E grazie a chi ha lasciato un commento!