venerdì 30 ottobre 2020

Hai rotto il croter del mio drango

Le parole, che bellezza! Le parole sono il risultato di millenni di incontri, di tentativi, di amori, di invasioni, di desideri, di commerci, di invenzioni...e noi le trattiamo come fossero cose da nulla. Le parole cambiano, cambiano in continuazione, ma a volte lo fanno così lentamente che non ce ne accorgiamo: le prendiamo per sassi, ma sono come le nuvole. Le parole, meno ne sai, meno sei libero. Ma non devi nemmeno pensare che le parole siano sacre, come una cosa lontana e difficile che è meglio non toccare: anche così rischi di essere meno libero. Le parole vanno esplorate, smontate, ci si deve sporcare le mani, si deve capire come funzionano e giocarci, senza troppi timori. 

Ecco allora che la classe prima, sotto lo sguardo protettore dello scoiattolo Jonny (ma vogliamo restituirgli un' H a sto povero scoiattolo...?) si è messa a giocare con  le parole, a smontarle (e via di suffissi, radici, prefissi...) e a inventarne di nuove. Nel frattempo, sul quadernino, annotavamo le parole che non conoscevamo, cercandone il significato e l'etimologia (eludere, razzia, fremere, superfluo...). Da qui è nata l'idea di scrivere un racconto usando le parole inventate e le parole del quadernino. Se volete sapere cosa significa fluocimenza, pavento, croter o drango, chiedete ai ragazzi di prima, o immaginate!


ACROSTICI

Koala Era Rotondo E Nero

Dov'è Ora Rosa Alvarez? Io Odio Imparare Mele Espulse

Coral Ama Ronald O Leonardo? Io Non Ascolto

Ma Antologia Ricorda Italiano? Aiuto!

Forte Orso Non Trova Amici Non Ingrassa Non Impara

Hamburger Uva Nagy Ora Rapido


LIMERICK

Ho conosciuto un tale, un tale di Grado

che tira sempre il dado


Ho conosciuto un tale, un tale di Manzano

che riusciva ad applaudire con una sola mano


TAUTOGRAMMA

Un rospo ruvido rovista rumorosamente col righello

Un serpente a sonagli suonava la samba

C'era una volta in California un cactus canterino che cercava conigli con un cane contento

Un serpente sempre sorridente sapeva suonare tutti gli strumenti


RACCONTO CON PAROLE INVENTATE E PAROLE DEL QUADERNINO

C'era una volta un bambino che dormiva spesso sotto il suo mandero e faceva sempre razzia dei frutti dell'albero; quando la mamma gli chiedeva perchè, lui rispondeva: "Sto tagliando il superfluo" e la mamma replicava: "Non stragolare". Il bambino fremeva e diceva: "Io instrangolo" e a quel punto la mamma esclamava "E quel pirto?". Il bambino allora usava una sua scusa classica: "Quella pianta era una sbriga!". A quel punto arrivò la sorella che tirò uno schiaffo al fratello urlando: "Tu hai venduto il mio gane!" E il fratello: "Ma ho la ganifobia! e tu sei la solita farfona!" A quel punto arrivò un pavento con un paventografo e disse: "Volete firmare una favola?". Il bambino prese a calci il pavento e disse: "Io non lavoro!". La sorella soccorse il pavento ed esclamò: "Come sempre eludi i tuoi doveri, come la volta che hai rotto il croter del mio drango." Il bambino le rispose male: "Esiste il croteratore sai?". Ma la madre difese la figlia: "E la volta che non hai acceso il timerchione e abbiamo mangiato alle 21?". A quel punto il bambino si lamentò: "Quella sera c'era un programma molto prifot in un cui c'era un cancante con della fluocimenza!". Il bambino se ne andò, ma la mamma e la sorella andarono in un ripostiglio e, spostando uno zuro, tirarono fuori del glofl che diedero al bambino e al posto del bambino rimase un cenurio. Da quel giorno la famiglia visse molto meglio di prima.


Nessuna parola è stata maltrattata durante le lezioni (a parte Jonny...)


Chi sono loro?

Per me scrivere è un cosa seria. E' molto che non scrivo un nuovo post anche perchè non trovo le parole. Capisco che sembri esagerato..."non ci vorrà mica l'ispirazione per scrivere due robe su un blog?", ma per scrivere è necessario avere qualcosa di chiaro in mente e sentire l'esigenza totale di dirlo. 

A scuola ad esempio cosa facciamo? Troppo spesso facciamo scrivere perchè si deve scrivere, cioè senza legare la scrittura a qualche bisogno reale: una richiesta, una confessione, anche solo la voglia di giocare, una protesta, un concorso, una corrispondenza con qualcuno in carne ed ossa. A scuola si scrive perchè bisogna fare il tema e avere il voto, perchè è bene che scrivano (e sono il primo a riconoscerlo), ma le motivazioni finiscono qua. Un po' poco.

Ho chiesto alla terza, dopo un percorso di un mese, di scrivere un tema dal titolo "Chi sono io?". La mia motivazione era quella di spingerli ad approfondire la conoscenza di se stessi, in vista di una scelta, quella delle scuole superiori, che a quest'età risulta spesso molto complicata. Ma anche qui, dal loro punto di vista, in realtà, non c'era alcuna motivazione concreta, se non quella di autoconfessarsi e parlare di sè. Ma a chi? Solo al prof.? Un po' poco.

Prima di cominciare a correggerli mi sono tornati a galla tutta una serie di dubbi...avrò fatto bene a fare ancora questa cosa? non sarà mica qualcosa di vecchio? Non era meglio farli presentare con un power point o un video? Poi ho iniziato a leggere, e ho capito che forse, almeno stavolta, non avevo sbagliato. Ho capito ancora una volta che bisogna lasciare spazio, lasciare spazio per lasciare che accada qualcosa di imprevisto, lasciare spazio per permettere a loro di stupirti. Vi riporto qualche frase: toccano, fanno ridere, colpiscono.

Mmmh...come inizio? questa domanda ora in classe se la stanno ponendo tutti, ma la domanda più importante è "Chi sono io?"

Io la felicità me la immagino così: è estate, i compiti li hai fatti e non hai problemi, sei al parco vicino alla rete di pallavolo mentre c'è il tramonto con la tua amica e altre persone che non aspettavi e stai ridendo, senza pensieri.

Io spesso quando sono ammalato/a sogno delle figure strane che si rimpiccioliscono e si ingrandiscono.

...ero abituato/a a trascorrere la mia vita in un altro mondo in cui le persone parlavano un'altra lingua e quando anche io ho iniziato a parlare come le persone che incontravo per strada mi sono subito emozionato/a.

...e ho un'altra parte di me che nascondo, cioè quella che vuole correre e uscire.

Di me, nascondo me.

A me il cinema piace perchè è magico e pieno di fantastiche idee.

Il ricordo che mi viene sempre in testa quando penso al mio passato è l'immagine di mio padre che torna a casa.

Le medie non mi hanno portato felicità, ma non mi soffermo troppo sulla tristezza.

Io non mi sono mai innamorato/a, e quando succederà, come diceva mia nonna: "Quando sarà ora, fai come i triestini con la pioggia, lascia che piova!"

La mia rabbia è come contenuta in una scatola di vetro che si può rompere.

La rabbia è un fuoco che mi sento dentro, si accumula sempre di più finché non scoppio, allora lì io divento ingestibile.

...un giorno un mio compagno mi ha provocato e io gli ho tirato tre calci nel sedere (ed è in questo modo che avviene la rabbia).

Io i miei genitori li ammiro tanto, lavorano tantissimo per farci avere quello che vogliamo, e io mi voglio impegnare tanto per renderli fieri

Io con le persone che conosco da tempo nascondo due cose: la mia timidezza e il fatto che mi imbarazzo per tutto, pure per chiedere informazioni!

Il mio rapporto con i genitori è buono, anche se non capiscono che ormai sono cresciuto, e pur vedendomi cresciuto fuori, pensano ancora che sia bambino/a dentro, e mi trattano da tale.

C'è una parte di me che forse neanche il/la mio/a migliore amico/a conosce ed è la mia parte ribelle che mostro soprattutto in casa e che molte volte mi mette nei guai.

...l'amore che stava già diminuendo, si interruppe con una frase dal tono apparentemente dolce, però con una punta di amarezza che solo io ho notato.

La parte di me che nascondo a scuola è la mia parte pazza, creativa.

Il sogno che faccio spesso è quello di vivere nel mondo reale dentro a un sogno.

La mia vita è stata una vita difficile ma felice, a volte con momenti tristi, molto tristi, ma sono quelli i veri momenti che ti cambiano la vita.

I momenti felici si svolgono mentre noi non ce ne accorgiamo.

Mentre i momenti tristi sono qualcosa di grande, perchè ti rimangono e ti rimarranno per sempre dentro rendendoti più forte, ma con qualcosa di vuoto dentro.

Ma in fondo se non esistessero i momenti tristi non sapremmo mai cos'è la vera felicità

(prof. questo pezzo non lo rileggo sennò mi metto a piangere)

Non mi trucco quasi mai perchè non mi entusiasma

Se mi truccassi tutti i giorni non mi vedrei più bene da struccata

Il mio sogno è quello di volare, spesso a scuola inizio a volare a caso e scappo dalla scuola tutto/a felice e contento/a.

Io quando faccio qualcosa per qualcuno e lui/lei mi ringrazia dicendo "grazie mille" sono proprio al "settimo cielo", rifarei quella cosa altre mille volte dopo che mi ha ringraziato in quel modo.

La mia paura più grande è di non essere mai abbastanza

Io non piango con gli occhi ma con il cuore.

La paura che mi tormenta è quella della morte.

Ho paura di morire di rimpianti, ecco.

Spesso rispondo male a mia madre, dopo me ne pento, ma in quel momento mi viene spontaneo, un "ti voglio bene" ci starebbe dopo il litigio ma non riesco a dirglielo.

...ah prof, comunque il tema l'ho fatto perchè era obbligatorio, ma alla fin fine non è stato così male.


Potete trovare l'esperienza dell'anno scorso cliccando qui