sabato 16 gennaio 2021

Diario di scuola: la poesia

 

La prima versione di "Mattina" di Ungaretti

Ho scritto nel mio diario di scuola una pagina che forse merita il blog

Sabato, a scuola, ci siamo solo noi, Orietta o Luigino, io, e la mia classe. Con il solito terrore ho preparato una lezione sulla poesia di guerra, per poi passare ai classici di Ungaretti. Terrore che deriva dalla paura di allontanarli da quella che ritengo essere la cosa più bella. Parto dalle sensazioni, leggo tre poesie e gli chiedo di scrivere quale immagine o emozione gli rimane: Sul Kobilek di Soffici, Prendemmo la città dopo un intenso bombardamento di Pessoa e L’addormentato nella valle di Rimbaud.

Alla parola “poesia” partono i prevedibili mugugni ma poi il clima si fa più interessato, c’è quella sottile sensazione di fare qualcosa assieme. Tutto nasce, al solito, da “un errore”. Qualcuno vede nel trenino abbandonato della poesia di Pessoa, un treno vero e proprio. Io dico che non importa, che è meglio aver immaginato qualcosa che non c’è, piuttosto che non immaginare nulla. Di contro, Emma mi dice di no, prova a spiegare meglio, secondo lei bisogna capire bene, perché il messaggio è uno solo, è preciso; lei non usa il termine inequivocabile ma è quello che vuol dire. Io cerco di inserire un diverso punto di vista, con un po’ di ingenuità appassionata, le dico che non c’è un messaggio chiaro, che di fronte a una poesia ci possono essere 21 (siamo in 21) emozioni diverse, lei dice di no, mi concede questa possibilità di fronte a un quadro, ma non per una poesia.

Porto avanti la discussione anche se non era questo il programma. Capisco il ragionamento, è il classico problema della parola, crediamo che esista solo la sua dimensione funzionale, che voglia dire solo una e una cosa sola, mentre il disegno ovviamente lo sentiamo sempre più libero. Questo, ma anche altro, ovvero il fatto che la creazione artistica abbia un significato preciso per chi la fa e quindi chi la legge o la guarda abbia il compito (quasi il dovere?) di comprenderlo. (Sì, stiamo davvero parlando di queste cose). Emma tiene il punto, ma mi concede il fatto che io possa provare una mia emozione e/o tentare una mia personale comprensione; dopo però devo cercare di capire cosa ha veramente voluto dire il poeta. Ma guardate che spesso nemmeno l’artista sa con precisione cosa vuol dire. Mi guardano perplessi. C’è un’intervista ad Ungaretti che sembra fatta apposta per approfondire il discorso e allora: Youtube. Il giornalista in sostanza chiede (e la domanda è perfettamente ingenua) a Ungaretti, come fa a scrivere poesie, come accade. Ungaretti non sa cosa dire, nel vero senso della parola. Inizia incerto con un lungo mah e poi aggiunge frasi del tipo non pensandoci, accade, non saprei. Dico alla classe, vedete, nemmeno lui sa come accade.

A questo punto, qualcuno più attento di me prorompe in un giustificato e traboccante di significato: ma allora cosa ci stiamo a fare qui? Cioè, se l’opera d’arte non va contestualizzata storicamente, perché nemmeno l’artista sa da dove viene, e il messaggio non è poi così preciso, noi cosa ci stiamo a fare a scuola? (Lei intendeva questo, ma la realtà sottesa è che la domanda presuppone un’idea di scuola come istruzione e si riduce a quel perché impariamo? che se analizzato a fondo tradisce, dal mio punto di vista, la sua natura di accusa fatale...ma lasciamo stare...)

La domanda è legittima, mi accorgo in un attimo che tutto il mio entusiasmo infantile per la fruizione ingenua della poesia ha messo in dubbio quello che per loro è il ruolo stesso della scuola. Allora, come punto nella parte più scoperta, faccio un passo indietro e torno sui binari: hai ragione, la domanda è giustissima, possiamo avvicinarci alla poesia senza conoscere nulla, ma poi per affinare la nostra comprensione serve lo studio, servono le conoscenze storiche e letterarie. Mi salvo così.

Passiamo a Veglia. La leggo e basta. E gli chiedo di scrivere quello che pensano. Emma non perde l’occasione di ribadire il suo punto di vista: vede, questa è chiara, così mi piacciono.

Qualcuno mi dice che il poeta prima non amava la vita, un altro che addirittura pensava al suicidio. Io onestamente non capisco, gli chiedo dove hanno letto tutto ciò. Loro insistono. E’ nell’ultima strofa, quel mai stato tanto. Non avevo mai letto quella parte in questo modo, forse è colpa mia o forse nemmeno le poesie scritte in trincea sono così univoche come sembrano...

Due giorni fa gli avevo chiesto: come può essere una poesia scritta in guerra? Era uscito un fantastico senza parole. Lo riprendo e gli faccio notare la caratteristica scarnificazione delle poesie dell’Allegria. Ho portato un’edizione Einaudi e gliela mostro, gli chiedo il motivo di tutto quel bianco. E anche qui esce un inaspettato è il tempo, chiedo spiegazione, sono interessato, non l’ho mai vista in questo modo, Matteo mi dice che è il tempo prima di scrivere. (Sì, stiamo davvero parlando di questo)

Finisce con qualcuno che esclama, che bello scrivere poesie così corte! Io non indugio e ne approfitto e scrivetele dai, provateci! Ecco quello che volevo dire, non abbiate paura dell’arte e della poesia perché “non la capite” o “bisogna studiarla”. Volevo dire questo.

Manca pochissimo alla campanella, vedo qualcuno che scribacchia su un foglietto e mi avvicino. E’ successo ancora, alla fine di una lezione sulla poesia, è nata una poesia. Passa una settimana, e torna il nostro sabato: ho chiesto di scrivere una poesia imitando lo stile di Ungaretti e le poesie si moltiplicano. Approfitto per modificarle un po' assieme a loro, per far vedere che l’arte non è quasi mai l’espressione istantanea del genio, ma è anche lavorio, conoscenza tecnica, quasi artigianale. E Mozart? Mi tocca concederglielo…Mozart in effetti non correggeva nulla…Beethoven però sì.

 

L'universo rimpiange

la solitudine

un po' come ognuno dentro di noi.

 

 

Nello spazio ci sono infiniti pianeti

ma non il nostro tempo su di essi.



Il sole rosso 

come il tramonto,

la rosa rossa,

come la sera.



Il vento 

è come un'emozione

ti travolge

facendoti

sentire libero

da tutto.

Il vento

del mattino, un'aria

che accarezza

la fragile pelle.

Il vento.

 


Con un piccolo movimento

sotto il grigio il nero

lo sporco e qualche schiavo

trovato dal cielo rosato

della stella.

 


Siamo solo

gocce 

di niente

in un mare

di tutto.



Un gabbiano

che vola sul mare

è felice

come un uomo

in pace con se stesso.

 


La luna bianca

come il latte

il mare azzurro

come il cielo

le strade vuote

come il mio cuore

che cerca

il sonno nella notte.


 

Noi siamo

quello che

la gente

vuole

che siamo.

 

 

Ritorno

dalla mia vera paura

la morte

 

ritorno

dal mio unico amore

la famiglia


ritorno

dalla mia emozione più grande

la guerra.

 

 

La vera felicità

sta nel selfie

di uno sconosciuto

che ti ha per sbaglio

ripreso

in un istante.

 

 

Piove.

Le foglie

stufe cadono

e la luce scompare

dietro quelle nuvole

nere

che contengono

la guerra.

 

 

Ero solo al buio

e senza via d'uscita

quando una stella

mi colpì.

 

 

I poeti hanno già scritto tutto

io non voglio rovinare

con le parole

ciò che si può dire

in silenzio

 

Ecco, siamo sicuri che abbiano già scritto tutto? A volte credo di sì, poi i ragazzi mi smentiscono.

Lo hanno già fatto altre volte:

La poesia non muore mai

La poesia di Chiara





venerdì 13 novembre 2020

Una Cappuccetto Diabla

Non c'è niente da fare. Cappuccetto rosso funziona sempre. Provate a chiedere a una classe di modificare la sua storia e si scatenerà la fantasia. Forse è il piacere di cambiare qualcosa che appare come molto tradizionale, forse c'è proprio il gusto di avere per le mani qualcosa di classico e poterlo stravolgere. L'idea non è nuova, e ovviamente nemmeno mia, ma il bello è che ogni volta che la propongo salta fuori qualcosa di diverso. Quando ancora non esisteva il blog, ad esempio, ricordo benissimo una Cappuccetto alle Hawaii che portava il cesto alla nonna in surf, inseguita dagli squali.

Il destino o il caso...( o la follia?)...in classe si materializzano tre cappuccetti. A pensarci adesso ci si poteva costruire una storia.


Ho ricevuto dalla 1A molte fiabe, con cappuccetti dai vari colori: blu, bianco, nero, verde, arancione (anche quest'anno ci siamo risparmiati il cappuccetto marrone...), ma cappuccetto d'oro mi ha proprio colpito, e ha fatto ridere tutti! L'autrice avrebbe dovuto ampliarla un po', ma il gusto per l'ambientazione moderna ha preso il sopravvento e la storia corre veloce. In compenso, il contrasto fra la classica fiaba e i riferimenti adolescenziali rende il tutto molto gustoso.
Consolazione per gli adulti (ammesso che serva): non sapevo nemmeno io chi fosse questa arcinota Charli d'Amelio.


CAPPUCCETTO D'ORO

C'era una volta una "chica mala" di nome Cappuccetto d'Oro, tutti la chiamavano così perchè era talmente ricca - dopo aver rapito Charli d'Amelio - che decise di farsi una mantella tutta d'oro.
Un giorno mentre Cappuccetto d'oro faceva i tik tok, entrò sua madre che le disse: "Cappuccetto, porta l'accappatoio di Versace alla nonna che le serve per un instagram story". Cappuccetto uscì dalla sua villa e si diresse in discoteca. Durante il tragitto incontrò un lupo che le disse: "Ciao, Cappuccetto, dove stai andando?" e lei rispose: "senti zio, ho letto la storiella di Cappuccetto Rosso, facciamola finita". Allora il lupo la mangiò in un sol boccone, ma dalla sua pancia Cappuccetto infuriata tirò un urlo da diabla per richiamare Charli d'Amelio che con una mossa da tiktoker fece svenire il lupo e salvò Cappuccetto d'oro, che riuscì a portare l'accappatoio alla nonna. Infine tornarono tutti a casa felici e contenti a guardare il programma Diventa anche tu una chica mala.

Altri esperimenti con le fiabe potete trovarli qui Come ti smonto una fiaba e qui Cappuccetto rosa

venerdì 30 ottobre 2020

Hai rotto il croter del mio drango

Le parole, che bellezza! Le parole sono il risultato di millenni di incontri, di tentativi, di amori, di invasioni, di desideri, di commerci, di invenzioni...e noi le trattiamo come fossero cose da nulla. Le parole cambiano, cambiano in continuazione, ma a volte lo fanno così lentamente che non ce ne accorgiamo: le prendiamo per sassi, ma sono come le nuvole. Le parole, meno ne sai, meno sei libero. Ma non devi nemmeno pensare che le parole siano sacre, come una cosa lontana e difficile che è meglio non toccare: anche così rischi di essere meno libero. Le parole vanno esplorate, smontate, ci si deve sporcare le mani, si deve capire come funzionano e giocarci, senza troppi timori. 

Ecco allora che la classe prima, sotto lo sguardo protettore dello scoiattolo Jonny (ma vogliamo restituirgli un' H a sto povero scoiattolo...?) si è messa a giocare con  le parole, a smontarle (e via di suffissi, radici, prefissi...) e a inventarne di nuove. Nel frattempo, sul quadernino, annotavamo le parole che non conoscevamo, cercandone il significato e l'etimologia (eludere, razzia, fremere, superfluo...). Da qui è nata l'idea di scrivere un racconto usando le parole inventate e le parole del quadernino. Se volete sapere cosa significa fluocimenza, pavento, croter o drango, chiedete ai ragazzi di prima, o immaginate!


ACROSTICI

Koala Era Rotondo E Nero

Dov'è Ora Rosa Alvarez? Io Odio Imparare Mele Espulse

Coral Ama Ronald O Leonardo? Io Non Ascolto

Ma Antologia Ricorda Italiano? Aiuto!

Forte Orso Non Trova Amici Non Ingrassa Non Impara

Hamburger Uva Nagy Ora Rapido


LIMERICK

Ho conosciuto un tale, un tale di Grado

che tira sempre il dado


Ho conosciuto un tale, un tale di Manzano

che riusciva ad applaudire con una sola mano


TAUTOGRAMMA

Un rospo ruvido rovista rumorosamente col righello

Un serpente a sonagli suonava la samba

C'era una volta in California un cactus canterino che cercava conigli con un cane contento

Un serpente sempre sorridente sapeva suonare tutti gli strumenti


RACCONTO CON PAROLE INVENTATE E PAROLE DEL QUADERNINO

C'era una volta un bambino che dormiva spesso sotto il suo mandero e faceva sempre razzia dei frutti dell'albero; quando la mamma gli chiedeva perchè, lui rispondeva: "Sto tagliando il superfluo" e la mamma replicava: "Non stragolare". Il bambino fremeva e diceva: "Io instrangolo" e a quel punto la mamma esclamava "E quel pirto?". Il bambino allora usava una sua scusa classica: "Quella pianta era una sbriga!". A quel punto arrivò la sorella che tirò uno schiaffo al fratello urlando: "Tu hai venduto il mio gane!" E il fratello: "Ma ho la ganifobia! e tu sei la solita farfona!" A quel punto arrivò un pavento con un paventografo e disse: "Volete firmare una favola?". Il bambino prese a calci il pavento e disse: "Io non lavoro!". La sorella soccorse il pavento ed esclamò: "Come sempre eludi i tuoi doveri, come la volta che hai rotto il croter del mio drango." Il bambino le rispose male: "Esiste il croteratore sai?". Ma la madre difese la figlia: "E la volta che non hai acceso il timerchione e abbiamo mangiato alle 21?". A quel punto il bambino si lamentò: "Quella sera c'era un programma molto prifot in un cui c'era un cancante con della fluocimenza!". Il bambino se ne andò, ma la mamma e la sorella andarono in un ripostiglio e, spostando uno zuro, tirarono fuori del glofl che diedero al bambino e al posto del bambino rimase un cenurio. Da quel giorno la famiglia visse molto meglio di prima.


Nessuna parola è stata maltrattata durante le lezioni (a parte Jonny...)


Chi sono loro?

Per me scrivere è un cosa seria. E' molto che non scrivo un nuovo post anche perchè non trovo le parole. Capisco che sembri esagerato..."non ci vorrà mica l'ispirazione per scrivere due robe su un blog?", ma per scrivere è necessario avere qualcosa di chiaro in mente e sentire l'esigenza totale di dirlo. 

A scuola ad esempio cosa facciamo? Troppo spesso facciamo scrivere perchè si deve scrivere, cioè senza legare la scrittura a qualche bisogno reale: una richiesta, una confessione, anche solo la voglia di giocare, una protesta, un concorso, una corrispondenza con qualcuno in carne ed ossa. A scuola si scrive perchè bisogna fare il tema e avere il voto, perchè è bene che scrivano (e sono il primo a riconoscerlo), ma le motivazioni finiscono qua. Un po' poco.

Ho chiesto alla terza, dopo un percorso di un mese, di scrivere un tema dal titolo "Chi sono io?". La mia motivazione era quella di spingerli ad approfondire la conoscenza di se stessi, in vista di una scelta, quella delle scuole superiori, che a quest'età risulta spesso molto complicata. Ma anche qui, dal loro punto di vista, in realtà, non c'era alcuna motivazione concreta, se non quella di autoconfessarsi e parlare di sè. Ma a chi? Solo al prof.? Un po' poco.

Prima di cominciare a correggerli mi sono tornati a galla tutta una serie di dubbi...avrò fatto bene a fare ancora questa cosa? non sarà mica qualcosa di vecchio? Non era meglio farli presentare con un power point o un video? Poi ho iniziato a leggere, e ho capito che forse, almeno stavolta, non avevo sbagliato. Ho capito ancora una volta che bisogna lasciare spazio, lasciare spazio per lasciare che accada qualcosa di imprevisto, lasciare spazio per permettere a loro di stupirti. Vi riporto qualche frase: toccano, fanno ridere, colpiscono.

Mmmh...come inizio? questa domanda ora in classe se la stanno ponendo tutti, ma la domanda più importante è "Chi sono io?"

Io la felicità me la immagino così: è estate, i compiti li hai fatti e non hai problemi, sei al parco vicino alla rete di pallavolo mentre c'è il tramonto con la tua amica e altre persone che non aspettavi e stai ridendo, senza pensieri.

Io spesso quando sono ammalato/a sogno delle figure strane che si rimpiccioliscono e si ingrandiscono.

...ero abituato/a a trascorrere la mia vita in un altro mondo in cui le persone parlavano un'altra lingua e quando anche io ho iniziato a parlare come le persone che incontravo per strada mi sono subito emozionato/a.

...e ho un'altra parte di me che nascondo, cioè quella che vuole correre e uscire.

Di me, nascondo me.

A me il cinema piace perchè è magico e pieno di fantastiche idee.

Il ricordo che mi viene sempre in testa quando penso al mio passato è l'immagine di mio padre che torna a casa.

Le medie non mi hanno portato felicità, ma non mi soffermo troppo sulla tristezza.

Io non mi sono mai innamorato/a, e quando succederà, come diceva mia nonna: "Quando sarà ora, fai come i triestini con la pioggia, lascia che piova!"

La mia rabbia è come contenuta in una scatola di vetro che si può rompere.

La rabbia è un fuoco che mi sento dentro, si accumula sempre di più finché non scoppio, allora lì io divento ingestibile.

...un giorno un mio compagno mi ha provocato e io gli ho tirato tre calci nel sedere (ed è in questo modo che avviene la rabbia).

Io i miei genitori li ammiro tanto, lavorano tantissimo per farci avere quello che vogliamo, e io mi voglio impegnare tanto per renderli fieri

Io con le persone che conosco da tempo nascondo due cose: la mia timidezza e il fatto che mi imbarazzo per tutto, pure per chiedere informazioni!

Il mio rapporto con i genitori è buono, anche se non capiscono che ormai sono cresciuto, e pur vedendomi cresciuto fuori, pensano ancora che sia bambino/a dentro, e mi trattano da tale.

C'è una parte di me che forse neanche il/la mio/a migliore amico/a conosce ed è la mia parte ribelle che mostro soprattutto in casa e che molte volte mi mette nei guai.

...l'amore che stava già diminuendo, si interruppe con una frase dal tono apparentemente dolce, però con una punta di amarezza che solo io ho notato.

La parte di me che nascondo a scuola è la mia parte pazza, creativa.

Il sogno che faccio spesso è quello di vivere nel mondo reale dentro a un sogno.

La mia vita è stata una vita difficile ma felice, a volte con momenti tristi, molto tristi, ma sono quelli i veri momenti che ti cambiano la vita.

I momenti felici si svolgono mentre noi non ce ne accorgiamo.

Mentre i momenti tristi sono qualcosa di grande, perchè ti rimangono e ti rimarranno per sempre dentro rendendoti più forte, ma con qualcosa di vuoto dentro.

Ma in fondo se non esistessero i momenti tristi non sapremmo mai cos'è la vera felicità

(prof. questo pezzo non lo rileggo sennò mi metto a piangere)

Non mi trucco quasi mai perchè non mi entusiasma

Se mi truccassi tutti i giorni non mi vedrei più bene da struccata

Il mio sogno è quello di volare, spesso a scuola inizio a volare a caso e scappo dalla scuola tutto/a felice e contento/a.

Io quando faccio qualcosa per qualcuno e lui/lei mi ringrazia dicendo "grazie mille" sono proprio al "settimo cielo", rifarei quella cosa altre mille volte dopo che mi ha ringraziato in quel modo.

La mia paura più grande è di non essere mai abbastanza

Io non piango con gli occhi ma con il cuore.

La paura che mi tormenta è quella della morte.

Ho paura di morire di rimpianti, ecco.

Spesso rispondo male a mia madre, dopo me ne pento, ma in quel momento mi viene spontaneo, un "ti voglio bene" ci starebbe dopo il litigio ma non riesco a dirglielo.

...ah prof, comunque il tema l'ho fatto perchè era obbligatorio, ma alla fin fine non è stato così male.

"Lo dico con un senso di amarezza, per dimostrare come i muri della classe e gli edifici scolastici, fatti come prigioni, restringano l'apertura mentale degli insegnanti e impediscano di vedere gli elementi essenziali dell'educazione. Il loro lavoro prende in considerazione solo la parte del bambino che sta al di sopra del collo; e necessariamente, la parte vitale del bambino, quella emotiva, rimane per costoro territorio straniero." Alexander S. Neill

Potete trovare l'esperienza dell'anno scorso cliccando qui


venerdì 18 settembre 2020

Il Testo Libero - Istruzioni

Riporto in auge questo post del 2018 e in fondo aggiungo qualche esempio

Avete qualcosa da dire veramente? Qualcosa che avete bisogno di dire? Oppure avete una storia da raccontare? Solo per il gusto di raccontare. Ecco, allora, quando sentite il bisogno di dirla, scrivetela.
Questo post, che ha lo scopo di spiegare cos'è il testo libero,  potrebbe finire qui. Ma cerchiamo di chiarire un po' il concetto, spiegando cosa NON è il testo libero.
  • non è un compito per casa
  • non è un tema
  • non avrà un voto
  • non deve per forza aderire alle regole di un genere letterario. Cioè, mi spiego meglio, non deve essere una lettera, una fiaba, un fantasy, ma se vuole esserlo può esserlo.
E già mi immagino mani che si alzano, o domande che partono come raffiche (Vuoi il diritto di parlare? Hai il dovere di alzare la mano!!)

Ma allora che "roba" è? E' un testo libero, appunto. Ma tipo...? Può fare un esempio? No, almeno qui no, il testo è libero e basta, e se comincio a fare esempi è come se tirassi qualche linea per recintare...il testo è libero! Ma quanto lungo? Non esistono regole, quanto vuoi, quanto ti serve per dire quello che vuoi dire. Ma se non c'è un voto, se non è un compito, perché dovrei farlo? Perché ne senti veramente il bisogno. E per quando? Per mai o per sempre...non esiste una scadenza, né un obbligo. E dopo che l'abbiamo scritto? Buona domanda: lo leggiamo in classe, lo correggiamo tutti assieme (se ce n'è bisogno), se vogliamo possiamo anche modificarlo e ampliarlo, sempre collettivamente. Poi se l'autore è d'accordo lo pubblichiamo sul Blog. Va bene? Lo so che non siete convinti, ma in questo caso non c'è proprio nulla del quale io debba convincervi...è il bello del testo libero!😛

Ecco cosa ne è venuto fuori...(potete cercarne altri selezionando l'etichetta "testo libero")



Blog La mia classe - Scuola Media Buttrio

giovedì 17 settembre 2020

La storia della Terra...in 24 ore

 

Per cominciare un saluto alla 1A!! Benvenuti👌  (se usate uno smartphone e si vede male, andate in fondo e cliccate visualizzazione web. E' sempre meglio usare comunque un tablet o un pc)


Oggi abbiamo affrontato la Storia della Terra in 24 ore. Qua trovate un grafico riassuntivo a forma di orologio. Sotto invece c'è la nostra "Storia della vita sul pianeta terra in 24 ore"...spero ricordiate!!




STORIA DELLA VITA SUL PIANETA TERRA IN 24 ORE


ore 00:00 si forma il pianeta Terra                                                4,5 Miliardi di anni fa

ore 04:00 appaiono le prime forme di vita: i procarioti, organismi    monocellulari molto semplici (batteri) con cellule prive di organi interni

ore 13:00 nascono forme di vita più complesse: gli eucarioti, organismi monocellulari più complessi con cellule con organi interni (alghe, lieviti)
                                                                                                                        1 Miliardo di anni fa

ore 19:00 si formano i primi organismi multicellulari (piante marine) 
                          600 Milioni di anni fa

ore 21:00 appaiono i primi animali acquatici fra i quali i pesci

ore 22:00 la vita colonizza la terraferma, prima le piante poi gli anfibi e gli insetti come ragni, millepiedi e altri

ore 22.30 si evolvono rettili, uccelli e forme primitive di mammiferi

ore 22.40 compaiono sulla scena i dinosauri. La Pangea comincia a
dividersi                                                                                                     240 Milioni di anni fa

ore 23:40 estinzione dei dinosauri. I continenti assumono una forma simile a quella attuale                                                                                                          60 Milioni di anni fa

ore 23:45 si diffondono i mammiferi

ore 23:58 comparsa dei primi ominidi – Homo habilis                    2 Milioni di anni fa

ore 23:59 l’evoluzione del genere Homo porta alla comparsa della nostra specie Homo Sapiens                                                                                                   200.000 anni fa

ore 24:00 hai appena finito di leggere la storia del pianeta in 24 ore…



E per finire, un piccolo ripasso con questo video




Ah...dimenticavo, Aurora era interessata al pesce che esce dall'acqua...cliccate qua e vedrete diverse immagini delle specie appartenenti al genere "Periophtalmus" (indagheremo il significato di questa parola). Osservate come le pinne siano all'occorenza anche delle zampe. Il suo nome in inglese è Mudskipper...cercate di capire il perchè!






giovedì 10 settembre 2020

La scuola a tutti i costi

ATTENZIONE: gli esempi fatti sono tratti dall'esperienza personale, da quella di colleghi che lavorano in altri istituti e dalla cronaca, quindi non riguardano tutti la nostra scuola.

Eh. Divagherò. C'è troppo da dipanare. E poi da quest'anno non sarò più Coordinatore di sede (anche perchè non condivido alcune scelte, e i toni, di chi ci dirige), quindi mi sento più libero. Aiuto...:)
Voglio ricominciare, giusto per non dimenticare lo spirito con il quale mi sento di affrontare l'anno, aggredendo l'ovvio e il popolare, facendo le pulci all'inevitabile.
Si ricomincia. A tutti i costi. Io non sono affatto un negazionista del Covid (basta questo post, scritto all'inizio del disastro, per dimostrarlo), quindi non fraintendete in questo senso quello che scriverò. Fra le molte cose che vorrei dire, scelgo l'immagine che dentro di me si profila con più chiarezza, correndo volentieri il rischio di essere radicale. Guardate, parlo agli insegnanti soprattutto, ma non solo, quanto poco è bastato alla scuola per trasformarsi in questa sorta di prigione antibatterica che gli esperti (termine non casuale) hanno pensato di dover architettare. In fondo, è bastata qualche modifica strutturale e organizzativa per passare da quella che pensavamo l'unica scuola possibile (perchè tanto la scuola dev'essere noiosa e repulsiva, giusto?...) alla scuola fortezza disinfettata che deve sopravvivere ad ogni costo. E' bastato poco, questo mi dispera. Spostare i banchi, scaglionare le entrate, immaginare le ricreazioni piovose seduti ai banchi e quelle soleggiate all'aperto sì, ma divisi per classi, impedire i lavori cooperativi di qualsiasi tipo, chiudere le biblioteche. Bastava questo per giungere all'inferno della scuola a tutti i costi. Certo, ve l'ho già detto, scrivo per aggredire l'ovvio quindi sembro nel torto (per fortuna). Quando, in un contesto ufficiale, alla domanda "è possibile che un alunno con mascherina prenda la propria sedia e la sposti per fare un esercizio con un altro?" viene risposto di no, facendo poi balenare come conseguenza di questa promiscuità la morte dei nonni, cosa si può rispondere? Nulla. Quello che si presenta come ovvio ha questo di tremendo: non puoi controbattere. 
Tanto più che oggi, in questa situazione, l'ovvio si ammanta di scientifico e diventa inespugnabile. Qui il mio sentiero si fa scivoloso quanto mai: stretto fra le sparute orde dei negazionisti no mask e la classica sordità della burocrazia, resa oggi più arrogante (era possibile? sì) dal supporto della scienza. La scienza fa bene a creare un regolamento per il ritorno a scuola, sia chiaro. Forse però era il caso di chiedere a qualche dirigente o a qualche docente se la scuola era possibile a queste condizioni. Forse il punto è qui: capire cos'è una scuola che val la pena di frequentare non ci interessa più. Ciò che conta è la scuola a tutti i costi, anche a costo di non ricordarsi piú cosa dovrebbe essere la scuola. Sì, d'accordissimo, sarebbe bello, certo ma non siamo nella normalità...
Poi capisco, la scuola andava riaperta, ovvietà. Ma non sarà l'eccesso di norme a salvarci (e stavolta dico qualcosa di pop). Sarà invece, forse, il contrario: la solita storia italiana. Iperproliferazione di norme lontane dal senso di realtà e conseguente progressivo, inevitabile (a volte salvifico) scivolamento nella trasgressione, una ad una, di quelle norme. Tanto si sa, in questo paese la forma conta molto più della sostanza. In questo paese ciò che conta è scrivere un regolamento di molte pagine, poi la sua applicabilità importa poco. 
Ma se questa volta l'esercito dei docenti italiani e soprattutto dei dirigenti, applicasse davvero alla lettera i regolamenti? Cosa avremmo? La scuola a tutti i costi. (Una scuola, fra l'altro, che probabilmente chiuderà per mancanza di docenti molto prima che per il Covid, visto che, stando al regolamento, un raffreddore ci obbligherà a casa. Questo per non parlare delle assenze degli alunni con sintomi para influenzali.)
Ma va bene, rispetterò i regolamenti: banchi separati, mai lavori di coppia e men che meno di gruppo, ricreazioni futuristiche nei giorni piovosi in cui tutti gli alunni staranno seduti ai propri banchi (e già qui nei pochi giorni di scrittura di questo post, il regolamento ha iniziato a vacillare...per fortuna...ricreazione in classe con spostamenti limitati e mascherina), zaini rinforzati metallicamente per sopportare quintali di libri visto che non si può lasciare a scuola nulla,  che igienizzano ogni maniglia ad ogni passaggio di mano, maestre con i camici e le visiere, docenti che non potrebbero toccare le verifiche o i quaderni se non dopo averli "quarantenati" (orrendo neologismo) per tre giorni, aule di musica in cui non si può suonare il flauto e non si può cantare, biblioteche sbarrate.
Potrei penetrare nel gorgo della polemica ricordando tutte le situazioni contraddittorie (le palestre saranno igienizzate ad ogni cambio classe? nello scuolabus non vengono tutti assieme? e perchè fuori dai cancelli si aggregano e si mischiano mentre a ricreazione vanno divisi per classe?), ma sarebbe dare il fianco alle ovvietà. Invece voglio dirvi che obbedirò, ma voglio ripetervi che la cosa che non smette di inquietarmi è la brevità del passo che è servito ad arrivare fin qua, non smette perchè mi fa vedere, come illuminando una scena a ritroso, dove eravamo prima. Questo mi interessa. Perchè dove eravamo non era lontanissimo da dove siamo, e se dove siamo è una scuola distopica, fortezza del silenzio e dei disinfettanti, sanatorio dei preadolescenti che osano alzarsi dal banco, ricordatevi che quando tutto sarà finito, se torneremo esattamente come prima, ci sarà ancora molto da cambiare. 
Facile fare polemica, no? Facile lamentarsi. E tu cosa proponi allora? Va bene. Propongo il rispetto delle regole di base del distanziamento, compensato dal rispetto della scuola come luogo di socialità. Propongo i lavori di gruppo all'interno della stessa classe come possibili e auspicabili sempre, con la mascherina. Propongo di temperare la necessità della precauzione (che non nego affatto) col senso di realtà (senso che manca quando si immaginano dei ragazzi di 11 anni seduti ai banchi durante la ricreazione. Non c'entra niente dire "dobbiamo spiegarglielo", "devono rispettare le norme", non c'entra nulla, non perchè è impossibile che accada, ma semplicemente perchè non voglio che degli esseri umani di quell'età stiano seduti per un tempo così lungo). Propongo di considerare che la vita non è disinfettabile e non si capisce perchè la scuola dovrebbe essere più monitorata di un ospedale. Propongo di riflettere che l'eccesso di norme di cautela può creare in alcune realtà un senso di paura e di ansia che è l'esatto opposto di quel che serve per apprendere.
Ma in fondo, sapete quel che vi dico? Obbedirò (perchè solo obbedendo è possibile trasgredire) ma non mi adeguerò. Dentro questa "scuola a tutti i costi" farò "la mia scuola, a tutti i costi". Perchè nessun regolamento buro-sanitario potrà sopprimere la mia convinzione che si debba lavorare per cambiare questa scuola. Perchè rimango convinto che la scuola non dev'essere per forza e inevitabilmente noiosa ed oppressiva, e se questo ci pare in fondo scontato, è semplicemente il segno che abbiamo smesso di pensare. Non perchè sogno una scuola tutta rosa ed azzurra in cui produciamo arcobaleni dal naso mentre cavalchiamo dei lama che rincorrono unicorni dorati, ma perchè la scuola che abbiamo si accontenta svogliatamente di creare consumatori annoiati, salvo poi trovare nell'autorità la sua finta ragione d'essere. Il problema non è la severità (che può essere anche uno strumento al servizio di un'idea), il problema è la mancanza di riflessività rispetto alle finalità dell'insegnamento. "La mia scuola a tutti i costi" è in fondo una dichiarazione d'amore per la scuola (eh vabbè ...sarà avanzata un po' di retorica anche per me, o no?), per un'idea di scuola che inevitabilmente è stata colpita al cuore da queste ineluttabili regole anti Covid, ma non è morta. Perchè anche nel distanziamento si possono fare domande di cui non si conosce la risposta, si può uscire all'aria aperta, si può conversare senza l'ansia del tempo, ci si può far sorprendere da un imprevisto, si può abbandonare qualsiasi programmazione perchè di fronte abbiamo delle persone (individui, non esemplari) e ciò che accade è più importante (perchè è reale) di quel che sarebbe dovuto accadere. 
Chi capisce, o sente, che la scuola non va, potrebbe in fondo ritirarsi in attesa di tempi migliori, scavare qualche tana e far passare l'inverno post atomico della scuola al tempo del Covid, ammettendo che alla fine questa è una vittoria per chi ha sempre sognato una scuola sempre più fredda, sempre più ristretta, con sempre meno rogne per i docenti, sempre più sbrigativa e spiccia, una scuola ridotta all'osso, una scuola di cui potersi sbarazzare nell'esatto secondo successivo alla campanella. La tentazione del ritiro in solitudine è forte, e sono il primo a subirla, ma fate attenzione: lo stato di emergenza non finirà di colpo, non è una guerra, scemerà invece lentamente dando il fianco a chi - con o senza dolo - vorrà mantenere nel futuro qualcosa di questa "scuola a tutti i costi". Allora lo scrivo ora, con la radicalità che un caro amico mi contesta: qualsiasi modifica applicata alla scuola in questi giorni di comprensibile delirio, sull'onda della volontà di controllo e precauzione, dovesse restare anche dopo e trasformarsi in consuetudine, sarà un passo nella direzione sbagliata. Per questo è bene non ritirarsi nel letargo: al risveglio potremmo accorgerci che hanno già iniziato a tagliare il bosco, o quel che ne rimaneva. 
Insomma, basta con le polemiche. 
Io volevo dirvi questo: non vedo l'ora di rivedere i ragazzi dell'anno scorso e soprattutto di incontrare quelli nuovi. Ecco, in fondo, volevo solo dire questo, poi ho divagato.


Quando l'espressione "scuola a tutti i costi" aveva altri significati
1959 - Ogni giorno i bambini di Guiglia attraversavano il fiume Panaro con una carrucola per recarsi a scuola.

giovedì 11 giugno 2020

Lettera da una mamma

Ultimo giorno di scuola.
Nessuna maglietta firmata, nessun pianto, nessun coro.
Nessun ricordo fisico per voi.
Solo uno schermo.
E mi dispiace tanto perché le emozioni vanno vissute,toccate con mano.
Così è stato proprio triste.
Tra qualche giorno, poi, c'è l'esame (se così si può definire). L'emozione che state provando è sicuramente forte, strana, diversa da quella provata per anni da tutti i ragazzi della vostra età che sono arrivati alla conclusione di questo ciclo .
Diversa perché voi siete stati i primi a cimentarvi in questo nuovo modo di fare scuola, la DaD, un nuovo mondo per tutti (anche chi non sapeva ha imparato a utilizzare il PC) e siete stati bravi, bravissimi. Avete stravolto il vostro mondo che a quest'età è ricco e pieno di emozioni, gioie e delusioni, quelle più importanti per la crescita, perché sono quelle più vere, sincere.
Siete stati bravi perché avete saputo adattarvi a questa assurda situazione, sicuramente più di noi "grandi".
E il mio augurio più grande è quello che presto vi venga restituita la normalità, che vi sia data nuovamente la possibilità di vivere la vostra bell'età senza vincoli e restrizioni.
Buona vita ragazzi, a voi che state per intraprendere un nuovo cammino, e che dalla vostra scelta possiate avere tante soddisfazioni.
Un abbraccio, da una mamma ☺️.

martedì 5 maggio 2020

Le nostre opere d'arte!!

In anteprima mondiale i meravigliosi risultati del laboratorio Entrando nell'opera d'arte della prof. Franzil. 














(Possiamo mostrare i volti grazie alle liberatorie firmate dai genitori)

giovedì 16 aprile 2020

I nostri autoritratti!


"Oh, se qualche potere ci facesse il dono di vederci come gli altri ci vedono"

Robert Burns





Ecco i magnifici esiti del laboratorio d'arte Cos'hai da guardare? con podio e premio originalità per ogni classe



1A
1 - Martino
2 - Riccardo
3 - Stefano
Premio originalità: Denise




2A
1 - Sofia
2 - Greta e Denise
3 - Nicolas e Evan
Premio originalità: Lorenzo



3A
1 - Lorenzo
2 - Giulia B.
3 - Daniela e Riccardo N.
Premio originalità: Giulia C.

Prof. Cristina Franzil

martedì 7 aprile 2020

DAD - La Rivoluzione Francese - II fase - 2A

Come per l'altro post, vi metto anche qui un breve riassunto, quasi una linea del tempo dei tre anni finali della rivoluzione 1792-1795

1792
20 Aprile – La Francia dichiara guerra all’Austria

10 Agosto – Il popolo è convinto (giustamente) che la monarchia e l’aristocrazia sostengano i nemici della Francia e sperino nella sconfitta francese

La popolazione parigina (i sanculotti) dà inizio ad una RIVOLUZIONE POPOLARE
-          Il Parlamento viene sospeso
-          Il Re imprigionato
-          Vengono indette nuove elezioni a suffragio universale (tutti possono votare, anche i poveri)

Si insedia una nuova assemblea costituente chiamata CONVENZIONE, e nel frattempo l’esercito francese ferma l’avanzata nemica.

21 Settembre – La Convenzione dichiara decaduta la monarchia e instaura la REPUBBLICA

1793
21 Gennaio – Luigi XVI viene processato per i contatti con le potenze nemiche. Viene condannato e ghigliottinato

Dopo l’esecuzione de RE la situazione si fa sempre più difficile
-          Tutte le monarchie europee si schierano contro la Francia
-          Grave crisi economica e aumento dei prezzi dei beni alimentari
-          I contadini della Vandea con l’appoggio dei monarchici e del clero si ribellano contro la rivoluzione

Giugno – per far fronte alla difficile situazione tutti i poteri vengono affidati ad un nuovo organo politico, il COMITATO DI SALUTE PUBBLICA: i Giacobini guidati da Robespierre ne prendono il controllo e governano in nome del popolo, ma con metodi violenti e dittatoriali

Agosto 1793 – Luglio 1794   Inizia così il periodo definito TERRORE con migliaia di condanne a morte senza processo, solo per il sospetto di essere nemici della rivoluzione

1794 
27 Luglio - La Borghesia era contraria al potere dei Giacobini e alla fine riesce a far arrestare Robespierre e i suoi compagni e a ghigliottinarli – è la fine della Rivoluzione popolare. Il potere torna alla Convenzione, l’assemblea eletta nel 1792.

1795
La Convenzione approva una nuova COSTITUZIONE REPUBBLICANA: la Francia ormai non può tornare ad essere una monarchia dopo la decapitazione del Re, quindi si giunge ad una forma repubblicana dove però il diritto di voto è riservato ai benestanti: è una vittoria della borghesia contro i ceti popolari più poveri.

FINISCE IL PERIODO RIVOLUZIONARIO: LA FRANCIA E’ UNA REPUBBLICA E IL POTERE E’ NELLE MANI DELLA BORGHESIA.


Queste sono le domande per lunedì 20 (le trovate anche su Nuvola)

RIVOLUZIONE FRANCESE - LA SECONDA FASE (pag.194 - 201)

1 - Per quale motivo le monarchie europee attaccano la Francia?

2 – Qual era la speranza del re Luigi XVI?

3 – Chi erano i “sanculotti”? Perchè erano chiamati così?

4 – Perchè i parigini si ribellano? Che cosa ottengono?

5 – Cosa accade il 20 settembre 1792? E il 21 gennaio 1793?

6 – Quali sono i due motivi che spingono ad affidare tutti i poteri a un Comitato di Salute Pubblica? Chi comanda questo comitato?

7 – Cos'è il "Terrore"? Come si conclude il "Terrore"?

8 – 1795: si conclude la Rivoluzione Francese. Quale forma di governo ha la Francia alla fine della Rivoluzione (monarchia assoluta, monarchia costituzionale, repubblica)? Chi può votare? Quale classe sociale, quindi, esce vincitrice dalla Rivoluzione Francese?

9 – Ricopia sul quaderno lo schema a pag. 201(Prima e Dopo la Rivoluzione)

Infine, o all'inizio, scegliete voi, vi consiglio (fra una partita a minecraft, una serie su netflix e un video di gaming su youtube), questo OTTIMO VIDEO che, malgrado il tono di voce, riesce a riassumere in modo completo e semplice tutte le vicende della Rivoluzione Francese.