sabato 28 dicembre 2019

La poesia non muore mai

Ogni volta che sto per decidere di parlare di poesia in classe, un dubbio inquina la chiarezza dei miei propositi. Il problema non è tanto che possa non piacere, anzi, questa all'inizio è una certezza (il bello è che proprio la poesia si incarica ogni volta di smentirla, vi ricordate La poesia di Chiara?). Il punto è che fra tutte le variegate cose che insegno, questa - per me - è quella più preziosa. Ma come qualcosa di delicato e irripetibile che si teme di sciupare esponendolo alla vista, ho timore a parlare di poesia in classe. Soprattutto ho sempre paura di allontanarli dall'unica possibilità che abbiamo di usare liberamente il linguaggio (vi pare poco?). Anche perchè è una libertà difficilmente raggiungibile, non è soltanto spontaneità, c'è tutto un percorso di conoscenza degli strumenti artigianali che fanno di una poesia una poesia. E poi ci vuole tempo, e poi mi dico che questa età non è quella giusta per capirla, e poi...e poi mi sbaglio. Per fortuna.
Insomma, anche sta volta ho assistito alla classica parabola per cui si inizia con lo sguardo allibito, mormorando qualche "ma perchè?", poi si procede verso il basso quando, affrontando gli aspetti metrici, salta fuori l'ormai classico "la poesia fa schifo" (aspetto già affrontato, se ben ricordate, La poesia di Aurora). Ma la curva si innalza poi d'improvviso quando, non si sa mai bene il perchè, qualcuno, di solito negli ultimi banchi (la poesia è sovversiva...), scrive (ma guarda te) una poesia! E a volte sono poesie contro la poesia...Insomma, eccole. Senza commento. (Di alcune non ricordo l'autore, appena torniamo a scuola rimedierò)


Il mare è angoscia
mi viene malinconia
il mare è vita
per questo volo via
Cassandra


La poesia può fallire,
disse il prof, un giorno
non ha senso, allora, sentire
e leggerne tante, è come un orlo
di un vestito che ti piace
e la oltrepassa e vai a finire
nel succo ace
del sarto che ti fa ammattire.
Ecco sapevo, questa frase mi ha inquinato
e infatti si vede il risultato
Sofia


Il mio cuore nero
come l'aria che c'è nel cielo
gli animali ormai morti
tutti gli alberi corti
la terra sta morendo
tutto è orrendo
Greta

Descrivere la poesia con una parola?
Io userei la noia.
Per me la poesia sul libro l'hanno messa
perchè hanno perso una scommessa.
Nella poesia tutto vale
anche l'italiano scritto male.
Parole strane i poeti inseriscono
che i vocabolari digitali ancora non capiscono.
Anonimo per ora


Buon non compleanno
per il giorno in cui non sei nato.
Solo un giorno sarà 
il tuo compleanno.
Può darsi sia oggi o domani,
ma avrai sempre un non compleanno.
Vai a prepararti una torta
per il tuo non compleanno
e festeggialo per bene.
Adesso vado perchè devo festeggiare
uno dei due.
Estel


Il mare profondo
come una tristezza da trovare
come la nostalgia
che se la perdi
trovi la libertà
Anonimo per ora


La poesia è come il canile
che con abbai
ti fa ammattire,
si continua quest'argomento
che mi fa cader dal letto:
mi sono alzata con un commento
e ho picchiato chi l'ha detto.
Ero nervosa per la poesia
perchè è noiosa e voglio andar via.
Anonimo per ora


La poesia è bella come una stella
è splendente come la tua mente.
E' sincera come la dea Era.
La poesia può essere noiosa ma è molto spassosa,
la poesia è vaga ma anche magra.
La poesia potesse parlare
si potrebbe arrabbiare.
Matilde


Gli esercizi sulla poesia non servono
nessuno sa quello che vuol dire il poeta
nessuno sa quello che lui prova.

Gli esercizi sulla poesia sono una perdita di tempo
perchè non sai mai se hai risposto 
giusto o sbagliato
Matteo


Per finire, per una volta mi prendo anch'io un po' di libertà. Ne scrivevo anch'io (ormai quindici anni fa...)

Mille volte dettero per morta la poesia
mentre tranquilla lei riproduceva.
La poesia la conoscevano quegli uomini,
ma sapevan quasi nulla
di lucertole in lotta
o della leggerezza di farfalla.
Tommaso

venerdì 20 dicembre 2019

La forma delle nuvole

"Ma allora che ci guadagni?" chiese il Piccolo Principe. "Ci guadagno" disse la volpe "il colore del grano"

Tutti a scuola si chiedono "a cosa serve?", "a cosa serve la grammatica??" (questa di solito con tono piagnucolante). Il problema non sta nella risposta. Il problema è nella domanda. Ormai per tutti noi è naturale pensare alle cose, ai pensieri o addirittura alle persone, in termini di servizi che ci possono rendere. Solo se ci serve va bene, altrimenti...a che serve? Ma è un modo di ragionare ristretto, che non può non condurre, oppure proprio nascere, da una sorta di diminuizione della nostra visione del mondo. Insomma, va bene, non la faccio lunga, volevo solo trionfalmente affermare che conoscere le nuvole non serve a nulla (spesso nemmeno a prevedere il tempo). Che liberazione: non serve a nulla! La nuvola esiste per conto suo, e la nostra passione per lei non serve proprio a niente. Infatti, ha proprio ragione S. Audeguy nel suo "La teoria delle nuvole" quando dice che

"Bisogna essere un po' stupidi per interessarsi alle nuvole, ed esserlo con una sorta di ostinazione irragionevole"

Allora perchè? perchè farlo a scuola? perchè dedicare tante ore scolastiche alle nuvole? Per rispondere basterebbe parafrasare il Piccolo Principe

"Ma allora che ci guadagniamo?" chiesero gli alunni. "Ci guadagnate" disse il prof  "la forma delle nuvole"

Qualcuno potrà non crederci. Potrei raccontarvi di alunni che dopo anni mi inviano foto per chiedermi che genere di nuvole hanno fotografato, o di altri che quest'anno mi fermavano prima di entrare a scuola per parlare delle nuvole viste il giorno prima, o di quello che viene in bici e saliva più in su della scuola (siamo in collina) per trovare il punto adatto per scattare una foto. Ma ho anche una prova fotografica. Un alunno ha guardato il cielo, l'ha fotografato e poi a scuola mi ha supplicato di accendere lo smartphone per farmela vedere


Onde di Kelvin Helmholtz (Fabio B.)
Non vi dice niente? Ovvio, nessuno vi ha fatto guadagnare la forma delle nuvole 😃 ......

E così la classe 3^A ha iniziato, ormai un mese fa, a capire cos'è l'atmosfera e come è fatta

di cosa è fatta l'aria 

come si formano le nuvole


e quali sono i generi delle nuvole

Anche la rinomata prof. Contin ci ha aiutato e abbiamo studiato in inglese la storia di Luke Howard, l'inventore della classificazione scientifica delle nuvole. Intanto, sempre grazie alla prof., abbiamo risposto in inglese alla mail di un certo Ian...

Nel frattempo, infatti, si è scatenata la corsa alle foto, anche perchè il prof, orgoglioso membro n.14276 della Cloud Appreciation Society, aveva promesso di spedirle e aveva prefigurato la possibilità che fossero pubblicate. Per fortuna, il gentilissimo Ian, Photo Galley Editor, ha esaudito i nostri desideri....eccole
La foto di Riccardo , La foto di Giulia D. L. , La foto di Nemanja , La foto di Giulia B. , e infine il Lamantino di Aurora (riuscite a vederlo?)

Ma non finisce mica qui. Oltre ad ascoltare e fotografare, quelli di 3^A si sono improvvisati professori e hanno spiegato a genitori e ragazzi tutto quanto fatto sulle nuvole, in occasione della nostra giornata di Scuola Aperta. Per finire, abbiamo accolto la classe 5^B della Scuola Primaria di Buttrio e pure loro si sono sorbiti una lezione (un'oretta sola...), con tanto di quiz finale (sono stati molto bravi!!)
Il prof sperava nevicasse...ma non è accaduto (come al solito per la pianura friulana)

Avevamo anche il fantastico libro della Cloud Appreciation Society "A Cloud a Day"!


Tipico entusiasmo degli alunni per il quiz sulle nuvole (per la cronaca: erano cirrocumuli)

Chiudo questo post parlando bene della mia classe. Per una volta, ci vuole! All'inizio non tutti erano convinti di quanto stavamo facendo, ma poi ho visto crescere l'interesse: una marea di foto, persone che mi fermavano per i corridoi per dirmi che nuvola avevano visto e per lanciarsi in complicate descrizioni, alunni che in fondo a Scuola aperta c'hanno preso gusto a spiegare tutto agli adulti e, infine, altri che con i bambini delle primarie hanno sfoderato insospettate doti da insegnante. Bravi! Insomma, hanno fatto tornare la passione anche a me, che ormai da anni mi dedico molto più al birdwatching che alle nuvole. Così, pochi giorni fa, mentre un mio amico guardava col cannocchiale una spiaggia deserta e popolata da pochi limicoli, io non mi sono lasciato sfuggire questo parelio

E' sfuocata, lo so. Anche i prof sbagliano. Raramente
Ragazzi di 3^A, cercate anche voi, adesso che siete in vacanza, questi effetti ottici atmosferici...pareli, aloni e altro...ne abbiamo parlato! (ma coprite sempre il sole, mi raccomando!!). Se vi interessa sapere cosa e dove guardare consultate questo sito.

lunedì 11 novembre 2019

Scuole aperte!

Prima dell'elenco delle date di scuole aperte degli istituti superiori cividalesi e udinesi, ricordiamo a tutti che anche la nostra scuola avrà il suo Open day il giorno LUNEDI' 9 DICEMBRE a partire dalle 17.30 a oltranza (ovvero finchè il - glorioso - personale ata non ci scaccia...). Non sarà la solita lezione frontale...chiameremo i nostri alunni per dimostrare quello che facciamo. 

I volantini che stiamo preparando saranno diffusi (arditamente) anche fuori dal territorio comunale 😜


ISTITUTI SUPERIORI - SCUOLE APERTE

(in un disordine puramente casuale)


CIVIFORM - CIVIDALE
SABATO 23 NOVEMBRE                 DALLE 14.30 ALLE 17.30
SABATO 14 DICEMBRE                   DALLE 14.30 ALLE 17.30
DOMENICA 19 GENNAIO               DALLE 9.30 ALLE 12.30


UCCELLIS (UDINE)- LICEO CLASSICO EUROPEO- LICEO DELLE SCIENZE UMANE e LICEO COREUTICO
DOMENICA         15 DICEMBRE        ORE 10 - 12
SABATO               11 GENNAIO           ORE 15 -18


ISTITUTO TECNICO-ECONOMICO DEGANUTTI – UDINE
Sabato 23 Novembre             h  15-18
Domenica 15 Dicembre         h  09-12
Domenica 12  Gennaio          h  09-12


BEARZI (UDINE)  Istituto Tecnico Informatico e Meccatronico e Centro di formazione professionale ad indirizzo meccanico, elettromeccanico
SABATO 23 NOVEMBRE                        14.30 – 17.30
SABATO 14 DICEMBRE                          14.30 – 17.30
SABATO 18 GENNAIO                            14.30 – 17.30


MALIGNANI sede centrale di UDINE
SABATO 23 NOVEMBRE                 DALLE 15 ALLE 18
SABATO 14 DICEMBRE                   DALLE 15 ALLE 18

MALIGNANI sede di SAN GIOVANNI ( meccanica, meccatronica con opzione “tecnologia del legno”, Ist. prof. operatore del legno )
LUNEDI’ 16 DICEMBRE                  DALLE 15 ALLE 18
SABATO 11 GENNAIO                     DALLE 15 ALLE 18


ISTITUTO TECNICO ZANON - UDINE
Sabato 16 novembre 2019               ore 15.00 - 18.00
Sabato 07 dicembre 2019                ore 15.00 - 18.00
Sabato 11 gennaio 2020                   ore 15.00 - 18.00


ISIS STRINGHER - UDINE
sabato 23/11/2019            dalle ore 15.00 alle ore 17.00
domenica 15/12/2019      dalle ore 10.00 alle ore 12.00
sabato 11/01/2020            dalle ore 15.00 alle ore 17.00


ISTITUTO TECNICO ECONOMICO
e ISTITUTO TECNICO AGRARIO di CIVIDALE
Domenica 24 NOVEMBRE                                  9.30  - 12.30
Domenica 15 DICEMBRE                                   9.30  - 12.30
Sabato       11 GENNAIO                                    14.30  - 17.30


IPSIA MATTIONI di CIVIDALE
Sabato 30 NOVEMBRE                                         14.30 – 17.30
Sabato 14 DICEMBRE                                           09.00 – 12.00
Sabato 11 GENNAIO                                             14.30 – 17.30


PERCOTO - UDINE
LICEO LINGUISTICO                   LICEO DELLE SCIENZE UMANE
LICEO ECOMICO SOCIALE       LICEO MUSICALE

SABATO  30 Novembre        dalle ore 15:00 alle ore 18:00
SABATO  11 Gennaio           dalle ore 15:00 alle ore 18:00

ISTITUTO TECNICO MARINONI - UDINE
Sabato 16 Novembre         h  15-18
Sabato 14 Dicembre         h  15-18
Domenica 12 Gennaio      h  09-12


STELLINI – LICEO CLASSICO di UDINE
DOMENICA 17 NOVEMBRE           09.30 – 12.30
SABATO 7 DICEMBRE                     15.30 – 18.30
SABATO 11 GENNAIO                     15.30 – 18.30
VENERDÌ 17 GENNAIO   dalle 18 in poi “La notte internazionale del Liceo Classico" ( valida per tutti i licei classici)         


IPSIA G. CECONI - UDINE
SABATO 23 NOVEMBRE    ORE 14.00 – 18.00
SABATO 14 DICEMBRE      ORE 14.00 – 18.00
SABATO 18 GENNAIO         ORE 14.00 – 18.00


SELLO – LICEO ARTISTICO - SEDE PIAZZA I MAGGIO
SABATO 14 DICEMBRE 2019                                     15:00 alle 18:30
SABATO 18 GENNAIO 2020                                         15:00 alle 18:30


LICEO SCIENTIFICO COPERNICO - UDINE
  • sabato 23 novembre                  15:00 alle 18:00
  • lunedì 25 novembre                  16:30 alle 18:30
  • sabato 14 dicembre                   15:00 alle 18:00
  • sabato 18 gennaio                     15:00 alle 18:00

SUPERIORI CIVIDALE E SAN PIETRO
Per il LICEO CLASSICO, nella sede di piazza foro Giulio Cesare a Cividale
Domenica 24 novembre 10.00-12.00 - rispettive sedi
Sabato 14 dicembre 15.00-18.00 - rispettive sedi
Domenica 12 gennaio 10.00-12.00 - rispettive sedi
Per il LICEO SCIENTIFICO, presso il Convitto in Piazzetta Chiarottini a Cividale
sabato 30 novembre 15.30-17.30 - sede, Convitto
domenica 15 dicembre 10.30-12.30 sede, Convitto
lunedì̀ 13 gennaio 17.00-19.00 - sede, Convitto
Per i LICEI LINGUISTICO e DELLE SCIENZE UMANE a San Pietro al Natisone
Domenica 24 novembre 10.00-12.00 - rispettive sedi
Sabato 14 dicembre 15.00-18.00 - rispettive sedi
Domenica 12 gennaio 10.00-12.00 - rispettive sedi

mercoledì 9 ottobre 2019

Cosa pensa un ragazzo di terza media?

Non vi pare un’ottima domanda? Ci sono domande semplicissime che non facciamo mai. Una di queste è Cosa pensi? 
La scuola invece ha sempre bisogno di chiedere cosa sai? come se trovasse un senso alla sua esistenza solo nella risposta a quella domanda. A volte, semplicemente, il senso è già tutto nella domanda. E le domande Cosa pensi? e anche Cosa provi? sono fra quelle che possono aprire mondi, strade, possibilità. Basterebbe chiedere, e ascoltare. Anche ascoltare è una di quelle attività che la scuola, leggi “gli insegnanti”, dovrebbe esercitare con più sensibilità. Si ascolta certo, ma lo si fa, come sempre, per giudicare: significa che si ascolta la risposta molto più della persona che risponde. Ascoltare e basta è molto più difficile, la scuola invece vuole ascoltare per valutare (è più forte di lei…).
In queste prime settimane di scuola i ragazzi della terza A hanno letto alcuni brani dell’antologia e hanno risposto solo alle domande che li obbligavano a parlare un po' di loro stessi. Non è stato sempre facile, chi mai vorrebbe, ad esempio, esporre in pubblico i propri innamoramenti? Oltre a scrivere, abbiamo anche parlato. A volte mi sono trovato nella difficile situazione di essere un genitore, e al tempo stesso un professore che sentiva un gruppo di adolescenti parlare dei genitori. Il padre che è in me è stato più volte tentato di difendere i genitori, ma ho cercato di ascoltare e basta, di non giudicare. Ed è quello che chiedo anche a voi lettori, siate o meno dei genitori. Proviamo a leggere come se li ascoltassimo in silenzio. Potremmo trovare una profondità che ci obbligherà a pensare, qualche ingenuità che ci farà sorridere, ma anche una sincerità o un’intuizione di cui non li credevamo capaci.
Io non ho aggiunto nulla, ho solo selezionato; e gli ho chiesto il permesso di pubblicare.


Prima delle loro parole, eccovi le loro risposte ad un questionario che abbiamo trovato nell’antologia. Ringrazio Giulia C. e Chiara Z. per aver raccolto i dati e creato i grafici (con lo zampino provvidenziale di una mamma…). 
[La somma è maggiore del 100% perchè il test prevedeva la possibilità di selezionare più di una risposta.]

HAI L'IMPRESSIONE CHE I TUOI GENITORI TI CONSIDERINO


HAI L'IMPRESSIONE CHE I TUOI GENITORI
















NEI CONFLITTI QUALE COMPORTAMENTO DEI TUOI GENITORI TI ESASPERA DI PIU'?
















I PRINCIPALI MOTIVI DI DISACCORDO COI TUOI GENITORI SONO...



Famiglia
Ogni tanto, quando non voglio svegliarmi presto, mi dicono che loro si svegliavano prestissimo e andavano a scuola a piedi… Io vorrei girare da solo/a a piedi ma non mi lasciano perché hanno paura, ma allora perchè mi dicono che alla loro età andavano a scuola da soli, come se volessero che lo facessi anche io e poi non mi lasciano?

Quando sbaglio o faccio qualcosa di stupido non serve gridare sempre, me lo potrebbero fare presente che ho sbagliato

Raccontavo sempre tutto ai miei eppure ero convinto/a che non capissero i problemi che avevo. Probabilmente per loro erano solo cose da bambini che sarebbero passate in poco tempo. Invece no. Mi sono portato/a dietro per tanto tempo certe cose e non le ho mai dette a nessuno proprio per paura che potessero risultare inutili. Così ho cominciato a chiudermi sempre di più e ora non racconto più come mi sento, le mie paure ecc. Preferisco dire che va tutto bene senza dover spiegare cosa c’è che non va anche se è semplicemente una giornata in cui non mi sento al massimo senza un motivo preciso

Vorrei che smettessero di dirmi in continuazione di mettere la giacca anche se ho caldo

Sì c’è una cosa che vorrei cambiare nei miei genitori perché si arrabbiano anche per cose non importanti

Potessi cambiare qualcosa dei miei genitori cambierei la fiducia che hanno verso di me (vorrei che si fidassero di più di me)

Quando ero piccolo/a vedevo i miei genitori come una sottospecie di supereroi, che mi facevano divertire e mi aiutavano qualunque cosa facessi

Mi tratta sempre come se stessi solo sbagliando tutto

Emozioni
Certi giorni mi capita di essere triste senza un motivo preciso

Se non avessimo inventato l’amicizia saremmo chiusi nella nostra stanza a piangere

Certe volte maschero il dolore prendendomela con chiunque e facendo finta di essere felice per non spiegare cos’ho.

Sull’adolescenza…
Almeno per me sono più le complicazioni emotive e psicologiche che le cose meravigliose! Ad esempio, in questa fase della nostra crescita, cominciamo a distaccarci dalla nostra famiglia, tendiamo a stare da soli perché non abbiamo argomenti o per utilizzare il telefono…e lo so perché io stesso/a sono così…, cominciamo a cambiare atteggiamento: ci arrabbiamo più facilmente, rispondiamo male a tutti e tendiamo a essere più riservati e arroganti e a volte si cominciano a prendere strade sbagliate.

Sì mi è capitato più volte di aiutare qualcuno di egoista, presuntuoso e approfittatore…ma io aiuto chiunque, anche volentieri perché vorrei far capire che per gli altri ci sarò sempre, sia per i gentili che per gli arroganti, non mi interessa del loro comportamento, mi interessa solo fare del bene.

L’amore
Ogni giorno aspetto con ansia il giorno in cui lo/la vedrò. Quando poi ci incontriamo il mio cuore inizia a battere fortissimo. Certe volte mi capita di rimanere a fissarlo/a, poi lei/lui si gira, mi nota e mi sorride: a questo punto io “sclero”.

Non ho mai avuto coraggio di dirlo perché avevo paura della risposta

Non erano delle cotte molto serie, anzi, fino all’anno scorso era un continuo innamorarmi del primo che mi passava davanti

Sono riuscito/a a dirlo, sennò non mi sarei fidanzato/a

Sono riuscito/a a dirglielo ma troppo tardi. Quando ho avuto il coraggio di farlo ho scoperto che era innamorato/a di un altro/a

La rabbia
Per me la rabbia è uno sfogo e un rimpianto, perché dopo essersi arrabbiati si prova rimpianto.

Sento una grande forza dentro di me che vorrei sfogare su qualcuno

Per me la rabbia è un’emozione che dentro la mia testa dice: “dai un pugno a qualcosa”

Io mi arrabbio mentalmente e non fisicamente

Per me la rabbia è una parte del corpo che non resiste più alla cattiveria

Dio
Più che credere in Dio credo nella vita dopo la morte, qualsiasi cosa accada

No, non credo in Dio, sono politeista, credo in più Dei

Sì credo in Dio. Non so bene perché ma credo in Dio

Non ci credo perché credo di più alla scienza

Credo in Dio perché quando sono in difficoltà prego che si aggiusti tutto

Cosa sanno i bambini più degli adulti?
Sanno di poter accettare chiunque senza giudizi negativi

Secondo me quando si è bambini si crede di più nelle cose e quando si diventa adulti si cambia del tutto ed è brutto

Sono più liberi

Sanno di più su come lasciarsi andare

Secondo me i bambini sono più sinceri


Per concludere, malgrado io venga tirato in ballo, riporto questa risposta, anche perchè l'autore ha chiesto espressamente "quando la mette sul blog?"

Come ti immagini fra 20 anni?
Mi immagino come il prof. Zamò e anche un po’ come il prof. Candoni     Un mix esplosivo😁😀

"Lo dico con un senso di amarezza, per dimostrare come i muri della classe e gli edifici scolastici, fatti come prigioni, restringano l'apertura mentale degli insegnanti e impediscano di vedere gli elementi essenziali dell'educazione. Il loro lavoro prende in considerazione solo la parte del bambino che sta al di sopra del collo; e necessariamente, la parte vitale del bambino, quella emotiva, rimane per costoro territorio straniero." Alexander S. Neill

mercoledì 2 ottobre 2019

Acrostici in 1A

Un'ora di supplenza in 1A... e decido subito di spoilerare (usiamo questo gergo giovanile) una parte del programma di storia... Con l'aiuto di Riccardo Novello di 3A, che per l'occasione si trasforma in prof, parliamo della caduta dell'Impero Romano d'Occidente, di Barbari e di Unni. Poi ci stufiamo e passiamo ad altro (miracolo delle ore di supplenza). Quindi via con gli acrostici. Cosa sono? Semplice, basta scrivere il proprio nome (o cognome) in verticale, e usare ogni lettera come lettera iniziale di una parola per creare una frase.
Questa è l'unica regola, se poi la frase appare strana o "insensata" non importa, anzi, magari fa ridere proprio per quello!
Dopo qualche esitazione iniziale la 1A ha sfoderato tutta la sua fantasia! BRAVI! Ecco i risultati in ordine sparso


Dai
Erbivoro
Non
Ingoiare
Salsicce
Enormi

Bulldog
Eleganti
Rimasti
Tosati
Osservanti
Sempre
Sobri
Irresistibili

Mele
Acquatiche
Tutte
Tonde

Ovali

Non 
Incollare
Con 
Orgoglio
Le 
Etichette

Stefano
Taglia
Elica
Felice
Ai
Nani
Obesi

Eliminando 
Monti
Marini
Annegò

Giovane 
Immobile 
Urta
L'ancora
Inaspettatamente
Ancora

Mangiando
Erbe
Nell'
Igloo
Segretamente

Mucca
Allegra
Ruvida
Tosata
In 
Nuvole 
Orientali

Saremo
Arrivati
Muovendo
Urlando
E
Lanciando

Francesco 
Rode
A
Natale
Con 
Ernesto
Stando
Con 
Orso

Rare 
Idee
Create
Calciando
Aerei
Rotondi
Dopo
Orso

Gatti
Affamati
Sopra
Pesci
Annaffiati
Ricoperti
Inconsciamente

Fare 
Le 
Arance
Velocemente
In 
Oslo

Farsi 
Abbandonare
Bene
In 
Ospedale
Lanciando
Ambulanze

Nota di merito finale a Riccardo di 3A che con questo acrostico (forse dedicato a se stesso?) dimostra di essere pronto per l'esame

Non 
Oziare
Vendendo
Erbe
Lungo 
L'
Oceano


giovedì 26 settembre 2019

A volte riFornano...

Anche quest'anno come da tradizione, le classi prime della Scuola Media di Buttrio sono andate a Forni di Sopra per una tre giorni di intense attività. Chi vi scrive non li ha accompagnati, ma mi giungono ad ora notizie confortanti dalle montagne friulane. Vediamo...

Intanto, malgrado la pioggia di ieri, i nostri sono senz'altro scesi dalla corriera


...e con tutta probabilità devono essere entrati in albergo a scaricare i bagagli, ma dev'essere stato un breve momento perchè le attività incalzavano. Così ne troviamo alcuni al Castello di Saquidic

L'atmosfera uggiosa pare aggiungere qualcosa al mistero del castello (lo dico io seduto a casa sul divano...)

e altri invece sono schierati come una squadra di soccorso, pronti per affrontare l'Adventure Park


La pioggia quindi non sembra proprio aver fermato i nostri e il destino riconosce la loro tenacia e oggi gli regala un cielo secco e  limpido 


Le piogge però hanno ingrossato i fiumi e per l'escursione nel Parco delle Dolomiti è necessaria una catena umana per attraversare le impetuose acque di un torrente (...)


Per evitare che le truppe si demoralizzino, la guida sembra minacciarle con delle corna di capriolo...dico bene??


Tanto per rendere più concreta la minaccia, ecco delle impronte... (cervo?...)


Proprio mentre scrivo, arrivano immagini del pomeriggio...
Qui pare che da una postazione di caccia sia stato avvistato un branco di ciclisti




In questa foto aerea, un altro gruppo si prepara per una misteriosa attività (noto una mazza di legno...)


E qui si torna dalla visita all'impianto di teleriscaldamento a biomassa. Oppure dal castello di Saquidic?


Ma chiuderei con questa: alcune prof, infrangendo senza remore il regolamento scolastico, s'intrattengono con un abitante locale dal dubbio copricapo (sarà il collegio docenti a stabilire la sanzione).




Se volete vedere come è andata gli scorsi anni potete sbirciare qui
Giorno 1    Giorno 2     Giorno 3

Oppure, se volete gettare il cuore oltre l'ostacolo e scoprire la settimana bianca delle seconde, cliccate qui


Benvenute prime...la bloggoteca è anche vostra!

Brevissimo post per iniziare l'anno salutando le nuove classi prime. Intanto, a conforto dei nuovi genitori che piangono l'assenza dei figli (non solo sono in una nuova scuola, ma sono pure già partiti per dormire fuori la notte..), questa sera, se tutto va bene, potrò postare alcune foto dei gitanti, grazie ai nostri inviati...
Ma qui volevo ricordare agli alunni delle prime (anche se forse già lo sanno) che la scuola dall'anno scorso si è dotata di una "biblioteca armadio" (...), fornita di titoli un po' più accattivanti di quelli solitamente presenti nelle biblioteche scolastiche. Trovate tutte le istruzioni, ma soprattutto TUTTE LE COPERTINE DEI LIBRI, cliccando qui.
A stasera! Per il post fotografico sui giorni verdi di Forni!!

P.S. Approfitto per ricordare che chiunque volesse donare dei libri alla scuola, è il benvenuto (in cambio possiamo offrire una citazione su questo blog, il che non equivale esattamente alla gloria, ma è già qualcosa...)

Blog Lamiaclasse - Scuola Media Buttrio -  prof. Tommaso Zamò

giovedì 22 agosto 2019

Ho ucciso la scuola...

...e stiamo cercando di rianimarla


Esattamente un anno fa, seduto nello stesso luogo (ammesso che i luoghi non cambino), scrivevo il primo post di questo blog. Ricordo bene quel momento: un po’ di ingenuità e un po’ di entusiasmo. L’anno scolastico appena passato è stato il migliore che io ricordi. Mai così tante avventure, imprevisti, nuove conoscenze. Tanto che a ripensarci mi nasce la voglia di chiarire (a me prima di tutto) come sia accaduto. Si potrà pensare ad una attenta programmazione, obiettivi chiari, fare energico e decisivo; ma non è nulla di tutto ciò. Già in quel primo post, incredibilmente (ma poi non tanto), c’è in una frase tutto quello che vorrei cercare di chiarire in questo momento: so che dobbiamo smetterla di aspettarci che tutto sia già bello e pronto...le cose belle vanno costruite e scoperte assieme.
Le letture estive, una in particolare, mi hanno rafforzato in questa convinzione, che allora era poco più che un’intuizione. Dunque, contro la programmazione, certo, ma vorrei spiegarmi. Non voglio qui scrivere il manifesto dell’ingenuità didattica, del tipo “entriamo in classe e vediamo cosa succede”, voglio invece chiarire a me stesso la necessità estrema di demolire alcune certezze scolastiche, senza ricostruirne altre, beninteso. Da quando insegno, a intervalli più o meno regolari, ho da sempre provato una sorta di disagio, quasi di disgusto, una sensazione fisica e, proprio perché fisica, espressione di un bisogno (mio) reale, impossibile alla lunga da scartare o dimenticare, pena la perdita del senso di quello che faccio. Cos’è questa sensazione? O meglio da dove arriva? Io sento chiaramente, sarò in questo predisposto, non tanto l’inutilità, che sarebbe ben poca cosa, ma proprio il carattere osceno, perché meccanico e disanimato, di tante pratiche scolastiche. Tutti lo sanno. La scuola è morta, e anche io ho contribuito ad ucciderla, sia chiaro (da qui il disgusto). La scuola muore ogni volta che ripete tecniche e linguaggi della dis-animazione che è la cifra dell’attualità. Non c’è salvezza, non si creda salvo chi parla di pace e tolleranza, e soprattutto chi parla troppo, non è questione di contenuti. La scuola muore ogni volta che pensa allo studente come un mezzo per creare il fine che è l’adulto; ogni volta che crede di preparare alla vita, non capendo che la scuola dovrebbe essere la vita.

“E’ tempo di invertire la tendenza destrumentalizzando il rapporto fra educazione e conoscenza; preoccupandosi meno del futuro dei propri studenti e più della qualità del presente e del tempo ora, in quella situazione in cui un incontro con quello studente che viene a scuola può o non può avvenire”
Attesi imprevisti – Paolo Perticari

La scuola muore ogni volta che un insegnante crede di trasmettere dei contenuti e imposta la sua professione come una trasmissione da/a, secondo la nota e antica metafora dell’imbuto (io non ho ancora trovato una feritoia nel cranio degli alunni dove infilare con precisione questo imbuto che servirebbe a riversare la nostra sapienza…). Ma nemmeno la metafora del giardinaggio, che una volta sposavo e assaporavo come vera, non mi convince più, almeno non completamente. L’alunno come pianta da innaffiare, da disporre in un terreno adatto, da riparare dal sole per garantirgli il suo sviluppo. Certo, qui spirano venti più liberi, ma in fondo la vita della pianta è nelle mani del giardiniere, la sua forma nelle sue forbici…Comunque sia, sono metafore.
La scuola è morta. Tutti lo percepiscono, lo hanno vissuto, forse alcuni lo sanno davvero, ma pochi lo dicono (bisognerebbe urlarlo). Non si dice, perché dirlo imporrebbe una ricostruzione non solo della scuola, ma proprio del nostro essere nel mondo. Perché la morte della scuola è un aspetto di un problema ben più ampio, di una questione che può essere affrontata solo filosoficamente (non vi spaventi l’idea, parlo di filosofia vera, che equivale a dire parlo della vita).

“La medicina fa ammalare, i trasporti immobilizzano, la comunicazione fa sì che non si riesca a mettere nulla in comune, la scuola istupidisce. Le troppe informazioni disorientano; l’accumulo di consumi personalizzati fa perdere il tratto caratteristico della personalità individuale; l’accelerazione del ritmo della vita ammazza il tempo e i tempi di ognuno; nessuno ha più tempo per nessuno”
Attesi imprevisti – Paolo Perticari


E io aggiungerei che l’iperconnessione genera solitudine, non quella fondamentale del raccoglimento, ma quella angosciata dal desiderio di relazione.
Sia chiaro, proprio perché ho a cuore la scuola voglio parlare chiaramente della sua morte. Perché in tutto questo disastro del contemporaneo, vorrei una scuola capace di essere eretica, folle, rivoluzionaria, perché solo così può riacquistare un senso. Non c’è alcun tratto politico (nell’accezione banale del termine) nel mio discorso. Chiunque senta le parole di Perticari come vere, è chiamato a chiedersi cosa sta facendo, in qualunque ambito.
Allora ecco perché scrivo contro la programmazione (non in assoluto, ma contro la programmazione come viene normalmente intesa a scuola). Quando va bene, si tratta di compilare e dimenticare. Quando va male, ossia quando si crede eccessivamente nella possibilità di poter programmare, il programma si trasforma in un idolo a cui sacrificare ogni cosa, in primo luogo il tempo: accade così che invece di dedicare il tempo agli alunni lo si dedichi al programma nella convinzione che i due elementi siano sovrapponibili. Ma c’è altro, ed è più importante. L’ansia di programmare, di prevedere, di prestabilire, non può che sottrarci umanità, perché sottrae la possibilità, intendo lo spazio temporale, per accettare l’imprevisto, per accogliere l’errore, per ascoltare chi ci sta davanti. Ecco quindi un proposito (non un programma…) per l’anno che arriva: abbiamo tempo! Perché solo nella consapevolezza di avere tempo può accadere qualcosa di utile in aula. Cos’è utile, chiederete. Beh, al contrario di ciò che si pensa è non solo utile ma fondamentale la conversazione: detta così, la vedo qui scritta, sembra una banalità, ma in classe abbiamo così paura di conversare (perché non c’è tempo...o perché abbiamo paura) che non sappiamo più come si fa, ma soprattutto non capiamo più a cosa possa servire (qui la scuola muore, qui ripete l’orrido del disastro della modernità). Ogni volta che giudichiamo (come banali, scorrette, fuori argomento ecc.) le idee espresse dai nostri alunni in quei brevi momenti di conversazione che permettiamo, stiamo uccidendo la possibilità che accada qualcosa. Altro proposito: imparare con gli alunni a conversare, ad ascoltare senza giudicare, ad attendere.

“I beni più preziosi non devono essere cercati, ma attesi” Simone Weil

“L’insegnamento, come l’apprendimento, non accade nell’andare di corsa, semmai nel rallentare, nella lentezza, talvolta nella fatica che caratterizza questo rallentamento e il suo ripetersi nel tempo”
Attesi imprevisti – Paolo Perticari

I libri più intensi sono quelli che ti descrivono senza conoscerti. Ed è quello che mi è accaduto con il testo del filosofo Perticari. Non so spiegarvi, ma so dirvi però che quando leggete qualcosa che vi descrive, la sensazione è prima di tutto corporea, non intellettuale. Una sorta di liberazione fisica nel leggere pagine che si scagliano, ma sempre con una sorta di gentilezza, contro la possibilità e la necessità di un approccio scientifico ai temi dell’educazione e della didattica. E’ ora di finirla con l’idea di poter quantificare e prevedere e giudicare tutto. Perché ogni qual volta si applica questo principio all’educazione, ovvero ad esseri umani nel pieno del loro sviluppo, non si fa altro che ucciderne l’umanità. Non voglio usare toni apocalittici per sconvolgere, questo è l’unico modo che possiedo per spiegarmi. L’umanità, il senso dell’umanità, risiede nel mistero, in quello spazio eternamente vuoto che il tempo della vita di ogni singolo uomo ha il compito di costruire. Se pensiamo che ogni cosa che accade nella relazione educativa sia misurabile, stiamo misurando quello spazio, il che equivale a dire che lo stiamo riducendo, stiamo iniziando esattamente il disastro della contemporaneità, cioè la riduzione della dimensione verticale dell’uomo, per appiattirlo, per renderlo mezzo e non più fine.

“Più sono radicate certe idee di programma scolastico e di scientificità (e anche le idee di più alto profilo contengono questo rischio), più possono portare alla non-accettazione della sorpresa. In questo caso ogni imprevisto, ogni sorpresa, ogni scarto, è considerato un errore […]. La possibilità di sbagliare, invece, è un indicatore della qualità educativa di un’esperienza. Se non si può sbagliare vuol dire che c’è qualcosa che non va.”
Attesi imprevisti – Paolo Perticari

Ecco allora un altro piccolo proposito: amare l’errore. Perché in esso c’è un percorso cognitivo, perché l’errore è una finestra aperta sulla stanza che ci interessa di più. Ogni volta che lo sottovalutiamo in maniera sbrigativa o lo condanniamo, o peggio lo stigmatizziamo, ci stiamo impedendo la possibilità di capire come ragiona quell’alunno.

La prospettiva andrebbe quindi rovesciata (oggi la forza di un’idea sta nel suo potenziale eretico): non sono gli alunni i primi a dover stare attenti, siamo noi. L’attenzione è parte integrante della capacità di attendere, ed è quella facoltà fondamentale che permette di aprire uno spazio in cui qualcosa possa davvero accadere. Non si tratta dell’attenzione intesa come sforzo, come ricerca, come tentativo di captare, no, tutt’altro, l’attenzione più feconda è un’attesa attiva (simile in sostanza alla preghiera). Ma perché il docente ha bisogno estremo di questa attenzione? Per cogliere l’altro, per capirlo, per accoglierlo, per imparare da lui (altro ribaltamento). Come potrà mai accadere tutto ciò se siamo impegnati soltanto a concludere il programma? Fosse anche quello che avevamo programmato per quella singola ora. Capite? Il miracolo garantito dall’attenzione

“è la riconciliazione non precipitosa con quello che succede davvero all’interno dell’esperienza in cui viviamo durante il suo ripetersi nel tempo. Il miracolo di cui si parla non potrà mai essere programmato. E’ piuttosto un atteso imprevisto
Attesi imprevisti – Paolo Perticari

Mi fermo e rileggo. Sono andato veloce, concitato come al solito quando parlo di qualcosa che mi appassiona. Non importa, ho scritto per me. Tanto altro ci sarebbe. Ma insomma, forse adesso capite perché in quella frase scritta ingenuamente un anno fa c’era già tutto questo mio intendimento: so che dobbiamo smetterla di aspettarci che tutto sia già bello e pronto...le cose belle vanno costruite e scoperte assieme.
Ora abbiamo di fronte un nuovo anno scolastico (tutto vuoto!! evviva!!). Non ho programmi particolari, ho tante idee e qualche convinzione, e sono pronto a cambiarle. Sono pronto anche a rischiare. C’è un senso da ritrovare. C’è un intero quaderno da riempire. 

“Mi spaventa questa didattica attuale propugnata in tutte le salse sulle riviste patinate dirette dai più autorevoli pedagogisti per insegnanti che sanno dire di tutto, anche di ecologia, anche della necessità di un nuovo impegno, anche del disastro, pur di non cambiare mai i comportamenti effettivi di fronte alle situazioni di disagio che si presentano, pur di non arrivare a chiamare in causa il proprio sguardo su quel che succede. Mi sembra l’inizio di un essere umano incapace di tornare a essere sé stesso quando le circostanze lo mettono di fronte a una persona che è stata come lui vittima della sorte. Allora non si tratta di dire se è meglio la programmazione per obiettivi o la programmazione individualizzata; ma di trovare un senso in quello che si sta facendo, facendosi sorprendere da quello che si sta facendo, nel programma che si è costruito, e ancor di più in quel processo di apprendimento/insegnamento che si sta vivendo”
Attesi imprevisti – Paolo Perticari